Lìber Prim
Brasca Ü

Conobbi
Francesco Barbieri negli anni '70, quando sedemmo insieme nel consiglio
di Italia Nostra, dove si raccoglievano e vagliavano le segnalazioni
degli abusi, che cominciavano a diffondersi in tutto il Paese negli anni
del primo benessere economico. Nella sua qualità di giornalista,
Barbieri si prestava a pennello nel tenere i rapporti con la stampa
cittadina e regionale, e per la stesura delle denunce concernenti tali
abusi od i mancati interventi a difesa del patrimonio artistico e
culturale.
In seguito, per i rispettivi impegni professionali, lo rividi solo
occasionalmente, fino a quando non riapparve all'orizzonte del Ducato di
Piazza Pontida. Francesco Barbieri aveva tutti i requisiti per vestire i
panni di un autentico Duca, a cominciare dal "physique du rôle", in ciò secondo solo all'insuperabile PICHETÙ I: una statura tra quella del granatiere e quella del corazziere, una
fronte resa più ampia da un principio di calvizie, cui facevano corona
soffici capelli alla Riccardo Cuor di Leone ed un viso solcato da due
imponenti baffoni all'Umberta, solido piedestallo ad un naso dal taglio
volitivo.
Si potrebbe così pensare ad un Duca formato gladiatore, sempre pronto a
menar fendenti a destra ed a manca. Invece nulla di ciò: Barbieri era un
uomo tollerante, ma ancor più un uomo conciliante, che con tenacia e
pazienza cercava sempre soluzioni pacifiche a qualunque diatriba dovesse
insorgere, e quasi sempre riusciva nell'intento.
Durante il suo mandato, quasi decennale, si possono contare sulle dita
di una mano le volte in cui s'infuriò di brutto, al punto di pestare i
pugni sul tavolo, o in cui si vide costretto, seppure con rammarico, ad
allontanare quelli che remavano contro; confortato, in queste
circostanze spiacevoli, dalla solidarietà di tutti i più stretti
collaboratori.
Rifuggiva, per principio, dalla formazione di compartimenti stagni anche
se, per quanto concerneva la preparazione e la realizzazione delle
molteplici attività ducali, stabiliva per ognuno competenze e
responsabilità chiare e ben precise; ma niente circoli chiusi o
riservati.
E altresì significativo il fatto che in oltre 35 anni di giornalismo,
praticato in un periodo non certo tranquillo, come quello caratterizzato
dalla contestazione e dalle Brigate rosse, Francesco Barbieri non sia
mai stato raggiunto da una querela.
Ciò sta a dimostrare lo scrupolo professionale in tema di verità, fedele
interprete del giovanneo "cercate ciò che unisce e non ciò che divide".
Francesco Barbieri venne eletto una prima volta al sommo scanno ducale
nel 1989 e rieletto per altre tre volte, a conferma di una crescente
stima ed ammirazione che si catturò nel vasto ambito del Ducato ed anche
fuori.
Fu solennemente incoronato Duca durante un sontuoso banchetto al Cristal Palace, ove sibi imposuit nomen BRASCA Ü a ricordo dello pseudonimo col quale usava firmare gli elzeviri che
pubblicava sul quotidiano serale di Milano LA NOTTE. Purtroppo, l'ultima
nomina gli fu fatale, poiché un grave disturbo cardiaco ce lo rapì
poche settimane dopo la sua quarta elezione, nel pieno delle risorse
fisiche ed intellettuali. Tuttavia, nei suoi precedenti nove anni di
regno, ebbe tempo e modo di realizzare cose più che egregie.
Forte della sua esperienza di giornalista, dedicò la prima attenzione alla quindicinale "confezione" del GIOPÌ,
cercando di rendere più omogenei e di attualità i contenuti delle varie
pagine, arricchendole di caricature e fotografie; curò la titolazione,
occhielli e sottotitoli dei vari articoli, in modo da dare un rapido
flash del loro contenuto.
Fu per tutti noi un grande maestro nell'arte del giornalismo, anche se -
per la verità - non tutti i collaboratori ne fecero adeguato tesoro
(ivi compreso il sottoscritto). In particolare lo assillò il pallino di
cambiare la testata del GIOPÌ.
Se ne discusse a lungo nella cerchia dei collaboratori, in grande
maggioranza favorevoli, mentre la sparuta minoranza, decisamente
contraria, era costituita (guarda caso) dagli esponenti più vetusti di
tutto il Ducato.
Questa contrarietà trovava la sua motivazione in un tenace e quasi
della
bronzea statua dedicata a Giuseppe Garibaldi, ora collocata alla
Rotonda dei Mille. La nuova testata fu commissionata al grafico ducale
Vania Russo che, per la verità, fece un ottimo lavoro, molto apprezzato
anche dai nostalgici, pur se tali rimasero. Insieme ad una indiscussa
esperienza giornalistica, Barbieri ha portato nel Ducato anche una
rispettabile esperienza di pubblico amministratore per la sua
partecipazione al Consiglio comunale di Bergamo - per parte liberale -
durante l'amministrazione Zaccarelli, nonché di membro del Consiglio
della MIA, Opera Pia Misericordia Maggiore.
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