Ci
è parso quasi doveroso, vista la lunga tradizione satirica del nostro
sodalizio, affidare il ricordo dei serenissimi Duchi, oltre che alle
foto ufficiali, spesso un po' troppo formali, alle scanzonate matite dei
nostri due caricaturisti ducali, collaboratori preziosi, da molti anni,
del <Giopì>.
Riteniamo infatti che una caricatura riuscita sia molto più eloquente di
tante fotografie. Soprattutto quando ne sono autori due autentici
artisti, come Aldo Bortolotti e Silvana Capelli.
Il primo, che ha ormai acquisito una notevole e meritata fama anche a
livello internazionale, collabora con diversi giornali e periodici, non
solo bergamaschi, e sul <Giopì> ha tenuto a lungo la graffiante
striscia "I döbe del Bortolì"ed ora ci gratifica, periodicamente, di
pungenti vignette sull'attualità cittadina.
La seconda, cui il nostro giornale deve la rubrica "Uno alla volta", ci
ha fornito in questi anni una straordinaria galleria di personaggi piu o
meno illustri della città, attraverso una serie di azzeccatissime
caricature, cui praticamente nessuno, fra i bergamaschi "che contano", è
riuscito a sfuggire.
Per il Ducato ha inoltre illustrato la versione in dialetto bergamasco
(opera di Carmelo Francia) del celebre "Le avventure di Pinocchio" di
Carlo Collodi.
L'uno e l'altro vengono dalla pittura (Silvana Capelli continua a
dedicarvisi), e si vede: la sicurezza e l'accuratezza del tratto,
rivelano mani esperte, che sanno rendere il "carattere" del personaggio
ritratto senza mai ricorrere ad eccessi deturpanti.
Rodolfo ü - I Duca 15 marzo 1924
Rodolfo Paris
Il pri
mo Duca fu dunque Rodolfo Paris (1864-1927), che assunse il nome di Rodolfo ü.
Sembra doveroso un particolare ricordo, e pertanto si riporta quanto detto dall'avv. Davide Cugini (1):
Era un addobbatore, con negozio in via S. Antonino, 6, la terza casa a
sinistra entrando da via Broseta, proprio quella abbattuta dall'Istituto
Suore Sacramentine.
Addobbava chiese e contrade per cerimonie religiose, come pure piazze e vie per feste civili o patriottiche.
Nel contempo si dilettava a scrivere poesie con lo pseudonimo di Alégher (2) con le sue concioni e trovate animava la vecchia Piazza Pontida, dove per tradizione si svolgevano le feste più popolari.
Dopo la guerra europea 1915-18, il Paris, per contraddire a quelli che
riempivano di bandiere propagandiste le facciate di Piazza Pontida, a
sua volta attaccava, in alto e ben visibili, le sue piccole bandiere,
riuscendo talvolta con una cordicella ad attraversare la piazza. Queste
banderuole, che sventolavano sopra le altre, con il loro contrasto
suscitavano l'allegria della popolazione.
Aveva imparato a suonare il pianoforte, e al Teatro Donizetti, durante
il cinema muto, suonava il piano. Per difendersi da quanto gli buttavano
giu sulla testa dal loggione, si proteggeva sotto un ombrellone
variopinto da mercato frutta e verdura. Poi insegno il pianoforte a suo
figlio, che divenne maestro di piano.
Il nostro poeta era di statura regolare, con una certa personalita e
intelligenza, e coloriva il discorso di una vena umoristica. Forse un
po' trasandato nel vestire. con il mantello awolto intorno alle spalle,
con il cappello dalle falde strette, all'apparenza si poteva ritenere un
tipo bohèmien, più di quanto non fosse.
Già negli ultimi anni del secolo scorso si era fatto notare nel suo
borgo: aveva trovato il modo di illuminare i portici di Piazza Pontida
facendo penzolare, sotto gli archi, lumini ad olio, servendosi dei gusci
di lumache che contenevano l'olio e il lucignolo (stoppino). E' sistema
di illuminazione oggi superato, ma che forse verrà ripreso... per le
prossime feste di metà quaresima.
Nei primi anni di questo secolo era già un organizzatore dei
festeggiamenti di metà quaresima in Piazza Pontida: fuochi artificiali,
albero della cuccagna, e poi in seguito del popolare a
<<Rasgamento della vecchia>> e del relativo manifesto,
dipinto da un pittore. Chi conserva oggi uno di quei manifesti, conserva
una rarità del folclore bergamasco; se l'autore è Alfredo Faino (3)
il pregio aumenta. Se poi il manifesto è dipinto ad olio (su carta o su
tela) può essere un cimelio di particolare valore folcloristico ed
artistico.
Un'altra versione sull'origine del titolo di Duca
Da tempo vi era sentore di una particolare versione, che è stata ora
asseverata dal signor Mario Marigliani, competente d'arte e di folclore,
conoscente del Paris e nipote del pittore Umberto Marigliani
cofondatore del Ducato. Anch'egli ricorda benissimo quando lo zio
Umberto Marigliani (che frequentava le riunioni di Rodolfo Paris in
Piazza Pontida negli anni venti), partecipò alla scherzosa cerimonia
della notte di S. Silvestro e poi all'incoronazione del primo Duca (15
marzo 1924).
Ecco la versione.
II comm. Giuseppe Bietti (che tutti gli anziani caramente ricordano, non
solo perché era il tesoriere dell'Esattoria di Bergarno, ma soprattutto
per la sua munificenza), seguiva con simpatia e appoggiava le
iniziative del suo amico poeta Rodolfo Paris. Un giorno il comm. Bietti,
vedendolo indaffarato per la festa di metà quaresima gli disse in forma
incoraggiante: <<Tu sei in questa Piazza il capo di ogni cosa,
sei come il Duca di Piazza Pontida>>.
Alla sua volta il Paris, forse un po' lusingato, informò di questo
titolo gli amici e particolarrnente i soci del circolo << Casino
operai, artisti e professionisti >> di Piazza Pontida, del quale
era stato un dirigente. Insomma il Paris, ripetendo agli amici che il
comm. Bietti lo aveva qualificato col titolo di Duca di Piazza Pontida,
fece entrare questo titolo nelle orecchie dei suoi amici.
Ecco perché nella notte di S. Silvestro del 1923, dopo i rintocchi della
mezzanotte e le commosse parole di Rodolfo Paris pronunciate con le
mani giunte: << Regordém i martiri della Patria... La Tór la rèsta issé inaügurada >>, dalla piazza si levò nel silenzio, l'acclamazione: << Viva il Duca di Piazza Pontida >>.
* * *
(1) Nella conferenza tenuta il 4 dicembre 1973.
(2) Alègher. Non esiste a stampa una raccolta dei versi del Paris. Si
tratta per lo più di componimenti d'occasione, ma di schietta vena
popolare.
(3) Alfredo Faino (1883-1941): artista estroso e spirito bizzarro da bohémien.
Pichetù I - II Duca 18 giugno 1927
Giuseppe Bonandrini
Al
secolo Giuseppe Bonandrini, nacque a Casnigo nel 1867; fu medico
condotto a Brembilla, a Casnigo e quindi a Piazzatorre dal 1898 al 1936.
Fu culture di musica e poeta vernacolo.
Cacciatore appassionato, assunse come titolo ducale il soprannome del suo uccellatore di Casnigo, Pichetù.
II
suo regno segnò un periodo d'oro per ii Ducato: una fioritura veramente
straordinaria di poeti, scrittori, artisti diede lustro al sodalizio,
che poté contare sui migliori nomi della cultura bergamasca.
L'attività
poetica del Bonandrini è raccomandata alla raccolta di trenta sonetti
curata da G. Gambirasio, è doveroso riportarrne almeno due, che sembrano
assai significativi.
L' INTERREGNO
Dal
1939 al 1945 il mondo fu sconvolto dall'immane catastrofe della guerra:
coloro che vissero le tristi vicende di quegli anni certamente portano
ancora in sé penosa memoria dei disagi, dei lutti, delle ferite fisiche e
morali inferte dalla lotta e dalla malvagita, ricordano quei tempi di
distruzione, di disgregazione, di dispersione.
Il nostro piccolo << ducato >> non poteva che rimaner
sommerso da tale grande marea. Il GIOPI' era stato soppresso già dal
1938; agli inizi del 1940 morì il Duca Pichetü;
nel giro di quegli anni scomparvero molte figure che erano state
colonne del Ducato (come il Gran Siniscalco Renzo Avogadri, e Giacomo
Pellegrini poeta valdimagnino, e Piero Nicoli, e Ferruccio Grasselli, e
Alfredo Faino, e il Cavagnari di Romano Lombardo), o personaggi di primo
piano nella vita culturale bergamasca (come Bortolo Belotti, morto
fuggiasco in Svizzera).
Ma non appena ebbe termine la grande bufera, nella generale intensa
ripresa della vita, rinacquero anche le iniziative tipiche locali. Per
quanto ci riguarda più direttamente: il 23 dicembre 1945 ecco riapparire
il GIOPI'; del febbraio 1946 e l'appello per la rinascita del Ducato;
nel marzo dello stesso anno 1946 la << Ducale Compagnia dei
Burattini viventi >> si ripresenta al teatro << Duse
>>; nel dicembre si ricostituisce la ducale << Compagnia
dialettale bergamasca >> (con Giuseppe Perico e Giuseppe Mazza).
Si è ormai alla ricostituzione del Ducato: nel 1947 avverrà l'elezione del nuovo Duca, dopo sette anni di interregno.

Borsì I- III Duca 9 marzo 1947
Giovanni Azzola
Al secolo Giovanni Azzola (1875-1952), commerciante.
Non
fu scrittore come i suoi predecessori; personalità dignitosa e
simpatica, il suo profilo può ritenersi felicemente delineato in un
passo del << ricordo >> scritto da Ubaldo Riva: << Il
suo aspetto e il suo modo di presentarsi avevano un sigilio di
"rappresentativita" che onorava il Ducato e il Duca; che raramente — in
questi tempi di gagà o di sbracate disinvolture — è dato incontrare
personalità come Giovanni Azzola così piene di affabilità e di
signorilità >>.
Tale
temperamento e il mecenatismo (seherzosamente rilevabile anche dal
titolo assunto di << Borsì >>) furono doti ben opportune in
un periodo di ravvicinamento di spiriti.
Ludovico I - IV Duca 26 ottobre 1952
Ludovico Quadri
Al secolo Lodovico Quadri (1897-1965), gestì una cartolibreria in via dei Mille (poi via Paglia).
Come tale fu, già all'epoca di Pichetù, magnifico << impressore
ducale >>: curò la stampa del volume dei poeti Ducali del 1930;
fece omaggio di raffinate stampe di << menu >> in occasione
di pranzi ducali.
Anfitrione ducale, nel novembre 1947 allestì e mise a disposizione degli
amici una << Taverna ducale >> nella casa di Colle Aperto
(vicino alla << Marianna >>, caffè divenuto famoso per i
suoi gelati). Tale ospitale << taverna >> venne affrescata
dal Pittore Eugenio Bertacchi con 41 figure (i Duchi, personaggi ducali,
maschere, scenette varie).
Entusiasta
appassionato di cose bergamasche, fu mecenate ed animatore di ogni
iniziativa di carattere folcloristico. Si cornprende come venisse
plebiscitariamente riconosciuto Duca nell'ottobre 1952.
I1 suo regno si può dire caratterizzato sinteticamente, da due temi :
a) il motto << Vogliamoci bene >>, ch'era
la conclusione di ogni suo intervento (esortazione necessaria dopo la
dispersione della guerra ed il breve periodo del Duca Borsì);
b) attività del Ducato rivolta preminentemente ad
iniziative di spettacoli folcloristici (con la seguente conclusione:
amici in << taverna >>, spettacoli al pubblico).
Di quanto detto fanno testimonianza: le imponenti manifestazioni per la
<< mezza quaresima >> (sfilate di maschere e carri
allegorici per le vie cittadine e tradizionali fuochi d'artificio in
Piazza Pontida); il sostegno e l'affermazione del ducale gruppo
<<Arlecchino>>, guidato dall'esperto ed appassionato Alfonso
Orlando, in Bergamo e per ii mondo; i rapporti con i gruppi
folcloristici della provincia (come il Re dei biligòcc di Albino o il Re
Uovo di Clusone) i rapporti con gruppi di ogni parte d'ltalia. Basta
dire che per la sfilata del marzo 1959 fu assicurata la partecipazione
di maschere da Venezia, da Parma, da Milano, dalla Brianza~ da Modena,
da Napoli, da Torino.
Naturalmente gruppi bergamaschi e famiglia gioppinoria al gran completo,
capeggiata dalla maschera ufficiale del Ducato Bigio Milesi.
Esculapio I- V Duca 19 marzo 1966
Cino Rampoldi

Al
secolo Cino Rampoldi, di professione medico-chirurgo (donde il nome
assunto di Esculapio, dio della medicina nell'antica mitologia
classica).
I1 5 febbraio 1967 promulgò la << Costituzione del Ducato di
Piazza Pontida >> che (come si vedrà in modo preciso più innanzi)
prevede in sei anni il periodo di reggenza del Ducato.
Nel marzo 1973 il Duca Esculapio venne riconfermato per altri sei anni ed è tuttora... imperversante.
Altra nota caratteristica del suo regno è lo sforzo di portare il Ducato
ad un livello di considerazione non solo di sodalizio <<
manducatorio >> ed organizzatore di manifestazioni spettacolari,
ma pure di accolta di appassionati a vario titolo alle tradizioni
popolari con attività intese (come dicono appunto gli << Ordini et
Capitoli >>) a recare onore al nome di Bergamo sia conservando
espressioni popolari, sia favorendo (per quanto possibile s'intende per
le sempre piangenti casse ducali) iniziative di conoscenza e di studio
della storia, delle tradizioni, dell'arte, della cultura bergamasca.
Orobico I- VI Duca 17 dicembre 1977
Gianfranco Cantini
Andrea I- VII Duca 21 dicembre 1980
Andrea Gibellini
Pietro I- VIII Duca 25 ottobre 1986
Pietro Polenghi
Brasca Ü - IX Duca 8 ottobre 1989
Francesco Barbieri
Lìber Prim - X Duca 6 giugno 1999
Bruno Agazzi