Sia chiaro. Non si tratta, con il fuoco dell’atavico rogo, di distruggere, ma di ravvivare la memoria. Non si vuole muovere critiche speciose o accuse infondate, ma puntualizzare con bruciante calore. Allora, per intenderci. Ecco Città alta, due passi per la Corsarola, una sosta all’altezza di via Salvecchio, uno sguardo al vicolo di S. Agata che fin oltre trent’anni fa ti portava in priziario, destinato all’uopo sin dai primi dell’Ottocento, ma fino al 1797 convento secentesco dei teatini. Ne sono ora competenti per territorialità il Comune di Bergamo e per proprietà l’Amministrazione dello Stato. Fra i due Enti ci sono stati recentemente dei contenziosi amministrativi, ma, ahinoi, non dei concreti progetti di recupero dell’immobile. Che, pur di non particolare pregio artistico, rappresenta un ampio contenitore di pubblica utilità in gran parte... inutilizzato. Ne occupa attualmente alcuni spazi la Cooperativa «Città alta» con il cosiddetto «Circolino», restaurato e gestito esemplarmente. Ma il resto? Il 2011 dovrebbe essere un anno risolutivo per i rapporti Stato/Comune e poi? Altro mezzo secolo di intenti? «Fermo» l’immobile come ai tempi carcerari: una condanna ingiusta e penosa. Sì, una fiammata, una fiammata, per riscaldare le menti pensanti. Più in là, sempre in Corsarola, altro complesso, ancora un ex convento: S. Agata, con un chiostro del primo Cinquecento. Appartiene al Comune di Bergamo e ospita nell’unica sala utilizzabile il Teatro Tascabile da circa vent’anni. Da una nota consunta del 1968 si legge:«(...) Come primo passo è stato sistemato il tetto sovrastante la sacrestia della chiesa del Carmine e l’ala restaurata alcuni anni fa. E il resto? ». Progetti, soltanto progetti di riqualificazione. Il prospetto principale dell’immobile volge a nord, su via Boccola: è bene guardare altrove. La fatiscenza che sempre più progredisce ti sgomenta. Ancora una condanna immeritata per il centro storico, per il cittadino, per il turista. Infiammare l’animo di «Signora Competenza» è semplicemente doveroso