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Giopì n. 15 15 settembre 2008
Il caloroso abbraccio di Bergamo al Festival Internazionale del Folclore Dal 19 al 26 agosto la manifestazione del Ducato di Piazza Pontida ha portato in città e nella Bergamasca un messaggio di allegria e di fratellanza. Spettacoli anche a Pognano, Tione (Trento), Parre, Romano di Lombardia, Sormano (Como), Pradalunga, Mapello, Chignolo d’Isola, Roncola e a Cantalupo di Cerro Maggiore (Milano)
Sintetizzare in poco spazio la piccola «avventura» che è, ogni anno, il Festival non è cosa agevole. Perciò lasciamo che a parlare siano ancora una volta le immagini, capaci, meglio di ogni parola, di consegnare alla memoria una somma considerevole di impressioni visive e, soprattutto, di emozioni. Ma permettetemi di cominciare con una considerazione «a latere». Il motto del nostro festival, come noto, è: «Pace in casa, pace nel mondo». Sempre attuale, purtroppo, almeno come auspicio. A ricordarcelo un avvenimento lontano che si è riflesso anche sulla nostra manifestazione: la guerra nel Caucaso - tutt’altro che conclusa - ci ha costretti a sostituire, all’ultimo momento, il gruppo del Daghestan - che nelle nostre intenzioni doveva rappresentare il folclore asiatico, anche se geograficamente il paese appartiene all’Europa (l’etnia maggioritaria è infatti di origine iranica) - con uno dell’Armenia, meno coinvolta in questa brutta crisi che richiama alla mente i gelidi venti della guerra fredda. Motto sempre attuale, dicevamo. A maggior ragione ogni occasione, anche la più modesta, che favorisca l’incontro e il dialogo fra popoli e culture diverse - come ha giustamente sottolineato il nostro sindaco durante il ricevimento a Palafrizzoni - è da considerarsi importante e meritevole di sostegno. I temi rappresentati nelle danze e nei canti folcloristici, del resto, rientrano fra quelli che connotano la vita di ogni essere umano (la nascita, la morte, l’amore, il lavoro) al di là di ogni differenza di culture, lingue, tradizioni. Ecco perché, a prescindere dalle modalità espressive che possono divergere anche grandemente, ci è così facile apprezzare insieme l’esuberanza e la ricchezza coreografica dei giovani colombiani - ennesima variante dell’anima latino- americana -, la componente atletica delle danze armene o i ritmi ossessivi delle percussioni e le maschere del Benin, come le movenze e i costumi meno spettacolari ed esotici del gruppo greco (frutto, evidentemente, di una ricerca più rigorosa sul piano filologico). Perché in questo rutilante, fantasioso caleidoscopio di colori, ritmi, voci e movimenti vi è una base comune che ci permette di ricondurre il tutto ad unità. Prima di lasciarvi alla visione della cronaca fotografica, un’ultima considerazione: quando proviamo a fare il bilancio di una manifestazione impegnativa come il Festival (e, a questo proposito, un grazie grandissimo e davvero sentito ai tanti che ancora una volta hanno profuso fatica ed impegno con una passione che, dopo anni, riesce ancora a stupirmi), ci convinciamo che tanti sforzi non sono stati inutili, se, insieme ad un momento di ricreazione, abbiamo offerto ai nostri concittadini qualcosa da ricordare come un bel momento di gioia e di condivisione. Da qui la promessa: continueremo cercando di fare sempre più e meglio. La verifica? Alla XXVII edizione.
Gianluigi Morosini
In Piazza Vecchia gremita di pubblico applausi alla «Traviata» Torna l’opera lirica nell’ambito del Festival Internazionale del Folclore; e torna per una precisa scelta del Ducato, come ha avuto modo di precisare il nostro Duca. Dopo aver, per 25 anni, ospitato gruppi di ogni parte del mondo, ci è sembrato opportuno affiancare a quella che rimane comunque la manifestazione principale, momenti dedicati alle forme di arte e di cultura popolare più strettamente legati alla nostra tradizione. In Bergamasca la passione per l’opera lirica anche nelle classi sociali meno colte è un dato storico inoppugnabile. Per lungo tempo questo tipo di spettacolo ha toccato anche i centri minori, adattandosi a piccoli teatri o scegliendo l’ambiente popolare per eccellenza: la piazza.
G.M.
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