:: Giopì 2008  
 
Giopì n.16 - 30 settembre 2008 ::  

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Giopì n. 16
30 settembre 2008





 

IN QUESTO
NUMERO:
 

■ DAL «BOSCO URBANO» ALLA CEMENTIFICAZIONE pag. 2
■ «UNO ALLA VOLTA» LE CARICATURE
DI SILVANA CAPELLI pag. 2
■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3
■ RECENSIONI: LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI pag. 4
■ MIEI CARI POETI, VI RIVEDO COME IN UN SOGNO pag. 4
■ I BERGAMASCHI ILLUSTRI: ANTONIO LOCATELLI pag. 5
■ ZÖCH E ZÖGADE DELLATRADIZIONE pag. 6
■ COM’ERA DURA E LONTANA LA«MERICA» pag. 6
■ DA BRESCIA UN «SI» ALLE COMMEDIE DIALETTALI SERIE E DIVERTENTI pag. 7
■ LA«PASSIONE» DEI TRENI PER I PENDOLARI pag. 8
■ L’ESTATE CHE NON VORRESTI RIVIVERE pag. 8


ALLA FINESTRA
I Superstiti

La consulta dei Superstiti tre o anche meno presidenti, mentre il caldo era terribile, propalava frasi ardenti per salvare le funzioni delle lor Circoscrizioni. Stretti assieme, convintissimi che l’unione fa la forza, s’eran messi lì a descrivere quanto, sotto rude scorza, davan d’agio ai cittadini quei due o tre Parlamentini. Conclusione: reclamavano, per il pubblico vantaggio, un prosieguo inalterabile dell’odierno cabotaggio, quanto a dir: la barca è in mare, fin che va... lasciala andare. Dirimpetto, Giunta e Sindaco «i sà piö cós’i à de fà»; dopo aver scartato all’attimo quel romantico «agorà», ora aspettan che il «Consiglio» li sottragga al gran periglio, quasi illusi che deliberi, all’infuor delle proposte! Fatto sta che il caldo modera per adesso le risposte; poi verrà l’autunno e forse sarà un guaio di risorse.

Francitus


L’angolo della bontà PENSIERINI
DELLA SERA - 3
Sesso, bugie e patriottismo
Il puritanesimo degli Americani


Son venuto su col latte in polvere degli aiuti UNNRA, fra film USA e Coca Cola. Per lungo tempo ho considerato gli Americani come gli inventori della democrazia moderna e tutto ciò che ci veniva dagli States come il non plus ultra del progresso. No, in tutto onestà non riesco a trovarmi colpevole di antiamericanismo. Ma anche le persone amate possono sbagliare. Prendete il famoso puritanesimo che starebbe nel fondo dell’animo di ogni buon americano e che si manifestò, per esempio, nel famigerato «affaire» Clinton-Lewinski. D’accordo, una storiaccia di sesso sottobanco (anzi, sottoscrivania), ma pur sempre una storia di corna. Tuttavia mobilitò apparati, media, opinione pubblica
americani fino a livelli di isterismo collettivo. Si arrivò alle soglie dell’impeachment e Bill il lascivo se la cavò per il rotto della cuffia. Gli amici che «conoscono» gli Americani, mi dicevano: «Tu non li capisci: non sono le avventure boccaccesche del presidente ad indignarli, ma il fatto che abbia mentito all’intera nazione». Che lezione per noi europei cinici, agnostici ed eziandio relativisti! Eppure non tutti i conti tornano. Perché, per esempio, anche il buon Dabliù Bush, tutto casa, chiesa e petrolio, quanto a balle non c’è andato leggero. Da tempo, ormai, anche tutti sanno che, riguardo alla guerra irachena, il religiosissimo texano ha mentito ripetutamente, quanto meno coprendo e avallando le menzogne altrui e manipolando i rapporti dei servizi di intelligence (ultima, in ordine di tempo, lo ha accertato perfino una commissione senatoriale). Aggiungiamo - dettaglio non trascurabile - che le sue bugie hanno avuto conseguenze tragiche per milioni di persone, mentre quello sciupafemmine di Bill ha danneggiato soprattutto la sua famiglia. La fornace irachena in cinque anni ha ingoiato le vite di oltre un milione di civili e di più di 4.000 soldati americani, al modico costo di 500 miliardi di dollari almeno. Il tutto col bel risultato di aprire spazi di intervento ad un regime non esattamente pacifico come quello iraniano e di togliere risorse umane e finanziarie preziose per la risoluzione del maledetto problema afgano. Tuttavia nessuno ha mai invocato per «l’amico George» la possibilità di avviare la procedura di impeachment, che stava invece per abbattersi sul fedifrago Clinton per qualche manovra non proprio militare fra le mura della stanza ovale. Sì - si ammette ormai - Dabliù ha pesantemente sbagliato, ma l’ha fatto per un eccesso di patriottismo e quindi va perdonato. Mi sembra la solita vecchia storia del «Right or wrong my country» (giusto o sbagliato che sia, sto con la mia nazione). Bella (e cinica) affermazione, tanto che l’ha sdoganata anche Ùalter «the Democratic» Veltroni, che di latte in polvere americano deve averne consumato molto poco. Già, ma quando le scelte wrong (sbagliate) danneggiano enormemente la tua stessa nazione anziché giovarle, non sarebbe il caso di rispolverarlo un po’ di sano puritanesimo americano? Perché le cose più oscene in politica - parere del tutto personale - di solito non riguardano il sesso.


Accolto a pieno titolo nel C.I.O.F.F. (Conseil International des Organizations de Festivals de Folklore et d’Arts Traditionels)
Il Ducato di Piazza Pontida
nel Gotha del folclore internazionale
Un riconoscimento all’impegno e alla serietà delle manifestazioni bergamasche

Il C.I.O.F.F., Conseil International des Organizations de Festivals de Folklore et d’Arts Traditionels (Consiglio delle Organizzazioni dei Festival di Folclore e Arti Tradizionali) è la più grande e la più prestigiosa fra le organizzazioni internazionali non governative operanti in questo campo. Fondato nel 1970, convenzionato con l’UNESCO, è presente in 90 nazioni, comprende 250 festival internazionali e promuove, ogni anno, lo scambio di quasi 50.000 artisti dilettanti. Mira a difendere la diversità culturale e a promuovere il dialogo fra i popoli per favorire la causa della pace e della non violenza. Alla sezione italiana, fondata nel 1987, aderiscono 21 festival, che nel C.I.O.F.F. trovano un importante aiuto nell’organizzazione delle manifestazioni, attraverso l’assistenza nell’attuazione degli scambi fra i gruppi folclorici dei diversi paesi. Il C.I.O.F.F. svolge inoltre una rilevante attività di ricerca e di studio sulle arti e le tradizioni popolari. Per essere accolto all’interno del Consiglio, l’organizzatore di un festival internazionale deve fornire adeguate garanzie di continuità e di qualità della manifestazione. Il fatto che il nostro festival sia stato accettato come membro del C.I.O.F.F. rappresenta per il Ducato un motivo di orgoglio e, per i nostri gruppi e i nostri soci, una ulteriore prova di serietà e una misura dell’impegno profuso. «Erano almeno cinque anni - ha detto Fabrizio Cattaneo direttore artistico del Festival internazionale del Folclore - che avevamo chiesto di far parte di questa importante organizzazione. Ma per essere accettati è necessario assolvere a tre requisiti: la manifestazione deve aver avuto almeno cinque edizioni, deve avere una durata superiore ai cinque giorni e deve accogliere non meno di cinque gruppi folcloristici. Essendo sta ti, per motivi economici, sempre quattro gruppi al nostra festival, non potevamo aderire. Poi la sezione italiana del C.I.O.F.F. ha deciso che ogni regione avrebbe dovuto essere rappresentata da almeno un’organizzazione di manifestazioni folcloristiche e ha chiesto a noi, giudicandoci evidentemente i migliori e più prestigiosi dell’area lombarda, se volevamo entrare a far parte di questo grande sodalizio mondiale. Naturalmente abbiamo accettato con entusiamo. A partire dal prossimo anno, inoltre, il Ducato di Piazza Pontida potrà usufruire di un importante supporto e di una qualificata consulenza nel reperimento dei gruppi stranieri e nell’organizzazione della nostra manifestazione, che si trova così inserita nel circuito dei festival internazionali di maggior rilievo e importanza.

G. M.


Ci muoveremo anche noi
Auspicabile un «lodo Gioppino»

Il Ducato di Piazza Pontida esiste da più di ottanta anni e tutti quelli che hanno avuto l’onore di farne parte, dai Duchi fino all’ultimo vassallo, non hanno mai subito attacchi di natura giudiziaria. Nell’ormai lontano 1966 era già stata approvata una Costituzione Ducale che prevedeva la Corte di Giustizia col potere, anche, di revocare lo stesso Duca: non pare sia mai successo - e questo è un bene per il nostro sodalizio. Ma il tempo passa, il progresso avanza a grandissime falcate: pensate che in quegli anni non esistevano ancora accertamenti radiodiagnostici quali ecografia, TAC ed RM, grazie ai quali è stato possibile individuare molte malattie e, fra l’altro, metastasi e cancro. Ora se, per ipotesi, qualcuno dei componenti la suddetta Corte di Giustizia dovesse rappresentare - in senso figurato, s’intende - per l’alto organo in questione proprio un cancro o una metastasi (facilmente rintracciabili con i nuovi strumenti, come detto sopra) è bene che se ne limiti l’azione. Infatti non possiamo tollerare che sulla Corona Ducale, che ha già due palline pendenti, penda pure la spada di Damocle di una qualche imputazione, magari di dubbia attendibilità; come vedete si tratterebbe di una situazione paradossale: una spada pende su una Corona che, a sua volta, ha due palline che pendono! Come uscirne, anche per eliminare uno spettacolo insopportabile alla sola visione? Abbiamo messo naso, occhi ed orecchi fuori dalla finestra ed abbiamo saputo (salvo conferme più precise, molto opportune in questi casi: di gente che racconta «balle» se ne trova in continuazione!) che nei Paesi più progrediti - ai quali è sempre lodevole rifarsi - le più alte cariche dello Stato sono salvaguardate da certi attacchi. Così anche i cervelli dei nostri esperti in diritto potranno mettersi al lavoro e predisporre qualcosa (elaborato anche in bergamasco per gli appassionati di questa lingua) con cui si garantirà al Duca ed a tanti altri una serena governabilità, non intaccabile da preoccupazioni di altro tipo. Come ultimo, ma secondario problema, resterebbe da decidere come chiamare la norma salva Duca: tutto si risolve facilmente. Nessuno nel nostro vastissimo Ducato dovrà metterci nome e cognome o rimetterci la faccia; il personaggio di indiscussa serietà, probità, ecc. ecc. esiste da tempo; per cui, molto tranquillamente si arriverà ad emanare il «lodo Gioppino»: la figura è generosa, sempre pronta a ristabilire la pace con il suo battagliero, inarrestabile «tarèl».

Iustitia


: WebMaister print 23/10/2008 - 17:23
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