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Giopì n. 21 21 dicembre 2008
Una rappresentazione figurativa sconosciuta alla maggior parte delle persone, ma degna di essere osservata con attenzione
Le sorprese della Natività nell’arte antica: la Madonna sdraiata dopo il parto
Avanti l’estate, l’amico e apprezzato collaboratore Tavecchi mi segnalava di avere ravvisato una singolare coincidenza tra due bassorilievi, uno posto sullo stipite del duomo di Ferrara e l’altro sul battistero del duomo di Bergamo. La similitudine non stava tanto nello stile artistico, quanto nel soggetto ispirato alla Natività di N.S.G.C. Entrambi rappresentavano la Madonna immediatamente dopo il parto, ancora sdraiata sul giaciglio. Gli dissi che l’argomento, nella sua singolarità, poteva essere una buona strenna per i lettori del Giopì natalizio. La risposta mirava anche a stabilire il necessario margine di tempo per approntare il servizio. Nel frattempo, l’amico, con il solito puntiglio, approfondiva la ricerca da cui sortiva la scoperta d’altre opere d’analoga impostazione. La sua non è stata di certo una formale indagine artistica, ma deriva sicuramente dal desiderio di mettere in luce tale curiosa rappresentazione che ai più sfugge. Egli scoprì che, in altri luoghi e fino a una certa epoca, risultava naturale rappresentare la Natività nella realtà del parto, finché sopravvenne un artista che interpretò e seppe permeare la scena dell’amorevole atteggiamento materno. Chi e quando lo fu, i lettori lo apprenderanno leggendo lo scritto che segue. A Sandro Tavecchi, con gli auguri della Redazione, il nostro grazie per la fattiva collaborazione. Silli |
Nel complesso abbaziale di Nonantola, sullo stipite dell’ingresso principale, sono scolpite due formelle relative alla Natività e in una di esse la Madonna è stesa su di un letto (1). Questo lavoro, eseguito prima del 1177, è attribuito a un non meglio identificato Maestro di San Geminiano. La parte inferiore della facciata della cattedrale di Ferrara, in stile romanico, fu scolpita da Nicolaus dopo il 1135. L’ingresso principale presenta l’architrave decorato, come costume del tempo, da una serie di formelle raffiguranti fatti del Nuovo Testamento quali: l’Annunciazione, la Natività, la Presentazione al Natività nella chiesa di S. Maria in Trastevere a Roma, adagia la sua Madonna su comodo giaciglio (6). Giotto, nel 1308, nella cappella degli Scrovegni a Padova, ci restituisce una Madonna finalmente «madre». Cancella quella distanza, anche materiale, che ha caratterizzato fino a quel momento nelle iconografie le figure di Maria e di Gesù: qui abbiamo veramente una mamma che guarda negli occhi il suo bambino (7) e la sua postura sdraiata è tutta un’altra cosa! Dopo più di trent’anni, Giovanni da Campione, nel 1340, ricorre agli stessi stilemi del primo millennio, come mostrano i bassorilievi del battistero del Duomo di Bergamo (8). Ma ormai Giotto aveva seminato...e i letti non compariranno più.
Sandro Tavecchi
Buon Natale e felice Anno Nuovo

Nedàl a l’vé, l’me pórta la bontà de sèntes töcc fradei per incantésem, e st’an pò, che l’ricór il sinquantésem de quando ‘l Papa bù l’è sgulat vià, a m’préga ‘l nost Gioanì vintetriésem de ötà, se l’pöl, la póvra ümanità.
Francitus
(Natale viene, ci porta la bontà/ di sentirci tutti fratelli per incantesimo,/e quest’anno poi, che ricorre il cinquantesimo/ da quando il Papa buono è volato via,/preghiamo il nostro Giovannino Ventitreesimo/ di aiutare, se può, la povera umanità).
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