:: Giopì 2008  
 
Giopì n. 4 - 29 febbraio 2008 ::  

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Giopì n. 4
29 febbraio 2008





 

IN QUESTO
NUMERO:

 

■ L’ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE «VECCHIABERGAMO» pag. 2
■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3
■ «GENTE DI MONTAGNA»: NELLE TRADIZIONI LA DIFESA DI VALORI IMPORTANTI pag. 4
■ I BERGAMASCHI ILLUSTRI DI IERI: PACÌ PACIANA pag. 5
■ QUANDO IL CINEMAERA MUTO AL ME PARÌA LA FÌ DELMÓND pag. 6
■ GLI ARCHIVI STORICI: UN PATRIMONIO BERGAMASCO CHE ALTRI CI INVIDIANO pag. 6
■ «OREGÌ PENDENTÌ»: IL NUOVO LIBRO DI GIGI MEDOLAGO pag. 7
■ L’ABITO NON FAIL MONACO, MAIL NOME FAIL TURISMO pag. 7
■ QUELLASERENATAAI TORNI SOTTO LA FINESTRA DI UNA BELLA SIGNORA pag. 8
■ I VENT’ANNI DI ATTIVITÀ DELLE GUIDE «CITTÀ DI BERGAMO» pag. 8



ALLA FINESTRA
Mossette

Zeta-ti-elle, è quell’acronimo che, a un dipresso, mette in croce chi ha purtroppo il vizio barbaro d’andar sempre più veloce. Si potesse almeno! Il guaio verrà a fine di febbraio. Da quel giorno... imprecisabile, nelle zone... precisate, saran dunque inette al traffico le entità motorizzate, mentre, noi pedestri, al volo, papperemo tutto il suolo. Non si sa come la pensino, nel complesso, i cittadini; per estrarli dal cunicolo ci vorrebbero i padrini. Quelli, infatti, a muso aperto, sono usciti allo scoperto. Son dell’ACI, irremovibili! Per difendere... i suddetti, fan di tutto: e scritti, e pizzichi; trovan serie di difetti da comprendere in un lampo. Dopo tutto son... del campo! L’Assessore, alla sacrilega, quanto mai, contraddizione, se la piglia e, dunque, replica con solerte indignazione, anzi, peggio ancor, promette nuove facili... mossette.

Francitus


Il politichese italiano e le reazioni allergiche
L’ARTE DELLA
PROVOCAZIONE
Le parole della politica
sotto la lente d’ingrandimento

 

Ci sono reazioni di tipo allergico che toccano soprattutto il sistema nervoso: tachicardia, agitazione, insonnia, fino a manifestazioni anche gravi. Il signor X è una persona molto anziana, con problemi di cuore. Così, quando l’ho visto tanto agitato, oltre che francamente indignato, per prima cosa l’ho fatto parlare, lasciando che si sfogasse. «Ma le pare possibile, dottore, che un onorevole possa dire cose atroci come quel no-global di Rifondazione, quel Caruso, che ha dato dell’assassino al professor Marco Biagi, ammazzato dalle Brigate Rosse? E quel consigliere leghista di Treviso che ha detto che con certi immigrati ci vorrebbero i sistemi delle SS, come la famosa rappresaglia di 1 a 10? Questo le SS deve averle viste solo nei film comici. Se le avesse conosciute davvero, come me, ci penserebbe prima di sparare simili assurdità». È andato avanti così per un quarto d’ora, elencando uscite infelici, esagerazioni da ultras e così via, di cui - a suo avviso - si erano resi colpevoli numerosi esponenti delle istituzioni. «E quel che è peggio è che il contagio si estende. Perfino uno che dovrebbe essere di centro e quindi moderato, come il nostro governatore Formigoni, il “casto della Casta”, ha dichiarato a proposito di Malpensa: “Se Alitalia passerà ad Air France ci sarà uno Tsunami”. Dove andremo a finire?». Per calmarlo gli ho parlato del fenomeno della provocazione nell’arte del Novecento. «Vede, in politica come nell'arte a volte si è costretti ad esagerare. Per farsi sentire, per farsi notare, certo. Ma anche per attirare l’attenzione su problemi che si considerano gravi. Però non bisogna prendere alla lettera le cose che si dicono, perché la provocazione, in arte come in politica (e nello spettacolo), ha una funzione strumentale e simbolica. “Parla” di una cosa per alludere ad un’altra, per scuotere le coscienze, anche attraverso espressioni considerate esagerate, volgari o offensive». E qui ho dato fondo a tutte le mie modeste conoscenze di storia dell’arte dell’ultimo secolo, dal famoso «orinatoio» esposto da Duchamp nel 1917, su su fino all’enorme crepa di 170 metri aperta nel pavimento della Tate Gallery di Londra, che recentemente ha provocato una quindicina di feriti. Ascoltava con aria scettica e lo sguardo cupo. Poi mi sono ricordato del nostro famoso Piero Manzoni, che, una cinquantina d’anni fa, ha racchiuso in alcune scatole di latta i suoi escrementi e li ha esposti col titolo inequivocabile «Merda d’artista». A questo punto si è illuminato e mi ha detto: «Dottore, potrei anche essere d’accordo con questo suo parallelo fra arte e politica, specialmente in relazione a quest’opera d’arte di Piero Manzoni. Basterà - di fronte a certe uscite - utilizzare lo stesso titolo, badando solo a togliere la seconda parte (d’artista). Quel che resta basta e avanza per definire certe sparate fuori misura…». Confesso che, preso alla sprovvista, non ho saputo cosa obiettare. Così mi sono limitato a raddoppiargli la dose di ansiolitico.

Medicus


Ma alle Poste si saranno
accorti che la guerra è finita?
Un esempio di come 64 anni fa il recapito postale funzionasse nonostante le bombe

 
Nel momento di andare in macchina apprendiamo della scomparsa del nostro collaboratore Domenico Lucchetti di cui, qui di seguito, pubblichiamo l’articolo che ci aveva inviato qualche giorno fa. Nell’esprimere ai familiari il cordoglio del Ducato di Piazza Pontida e di tutta la famiglia del Giopì, ricordiamo che un profilo di Domenico e della sua attività di appassionato fotografo sarà pubblicato nel numero in uscita a fine marzo.Tra le numerose vecchie cartoline della mia collezione ne riscopro una, da tempo dimenticata, raffigurante una bella ragazza in atteggiamento romantico con un mazzo di rose in grembo. Una di quelle cartoline generiche, tanto per intenderci, che si scambiavano tra loro gli innamorati. Con stupore osservo che a margine della figura vi è la scritta «Spezia è devastata moltissimo», e ciò crea contrasto con l’immagine dagli intenti poetici. Questo contrasto è però spiegato dallo scritto che leggo sul retro della cartolina (indirizzata ai fratelli Libero e Arnaldo Curti / Baganzola / Parma): «12 - 5 - 1944 Spezia. Oggi subito fortissimo bombardamento. Salvati tutti, anche casa, io ero per strada per terra, Dio solo mi ha salvata. Non so quando vi arriverà questa mia siamo senza acqua,senza luce e treni non partono. Spero voi tutti bene, tanti saluti a parte di tutti Ida. Scusate se non c’è francobollo ma per un pezzo non apriranno avevo solo questa cartolina per combinazione». Ida, per noi sconosciuta ma nello stesso tempo idealmente familiare, con poche righe ha espresso pienamente, in modo vivo e toccante, la drammaticità del momento; ed è come se avesse scritto un racconto storico, poiché il frangente da lei narrato con stile un poco telegrafico si estende in modo esemplare al dramma delle numerose persone che hanno subito dalla guerra simili orrori. Va qui precisato che La Spezia, per quanto riguarda i bombardamenti, è stata forse la città più colpita in Italia, sia a causa del suo importante porto militare, sia perché era a ridosso della martoriata «Linea Gotica». Ad ogni modo, il pessimismo di Ida, quando dice: «Non so quando vi arriverà questa mia», è stato ribaltato da un servizio postale eccellente. La cartolina spedita da La Spezia il 12/5 arriverà a Parma il 18/5, pur se priva di francobollo (con tassa a carico del destinatario). Meglio di quanto accade oggi, benché la guerra sia terminata da anni. Salvo che i bombardamenti non stiano continuando all’interno delle Poste Italiane.

Domenico Lucchetti

Come negli anni passati il Giopì dirà la sua sulle prossime elezioni politiche
Fu detto: «Siamo alle comiche finali»
No. Le comiche purtroppo continuano

 
Al voto, al voto, al voto! Fu detto: «Siamo alle comiche finali» No. Le comiche continuano! Anche il Ducato poteva scendere in campo? Nella primavera di due anni fa si erano svolte le elezioni politiche ed il Giopì (cosa che si concede molto di rado) aveva pubblicato sull’argomento due articoli sotto lo stesso titolo: «La politica come (avan)spettacolo»; tra l’altro si scriveva: «...non è difficile trovare personaggi della vita politica che si distinguono per varie abilità cabarettistiche e che potrebbero formare una compagnia di rivista, anche se probabilmente di basso livello; ma non è questo il mandato che avevamo loro affidato! Proprio su tali basi la richiesta di interrompere l’avanspettacolo sembra legittima...». Queste parole non solo rispecchiavano buona parte della realtà, ma potevano essere facilmente sottoscritte da tutti dopo semplici riflessioni. È vero che ogni cosa ha i suoi ritmi (spesso lenti) di maturazione, ma pensiamo che l’azione persuasiva del Giopì - letto evidentemente anche a Roma - abbia fatto la sua parte; infatti circa due mesi fa un noto uomo politico, avendo notato tra gli alleati della sua coalizione un continuo tentennare e cambiare di opinioni sulla necessità di operare cambiamenti sostanziali, ha esclamato:«Siamo alle comiche finali!». Al che ci siamo inorgogliti perché le nostre teorie erano state confermate. Ma le cose in politica vanno in modo del tutto particolare, le idee nascono e muoiono nell’arco di poche ore ed il terremoto che sembrava doversi verificare si è di colpo bloccato; così siamo noi ora ad esclamare: «Le comiche continuano! ». Tra non molto dovremo andare a votare e, purtroppo, con una legge elettorale definita «porcata» dal suo ideatore. Non entriamo nei particolari tecnici, ma per una consultazione che dovrebbe essere il massimo della democrazia si nota una grave lacuna: l’impossibilità, per il povero cittadino, di dare la preferenza ad un candidato piuttosto che ad un altro. Ci troviamo di fronte a liste bloccate, magari con personaggi impresentabili! Proprio per questo - udite, udite - il Ducato, almeno per accontentare Città e Provincia che mostrano sincero, affettuoso apprezzamento per ogni sua iniziativa, aveva deciso di presentarsi alla prossima tornata elettorale con una sua lista: tutte persone sagge e attente agli interessi della collettività, niente spazio per mafiosi, condannati con sentenze di qualsiasi grado, corruttori e concussi, per chi cambia opinione dalla sera alla mattina, per chi dice una cosa e dopo poche ore sostiene di non averla mai detta. Insomma: tutti uomini d’onore (e qui il lettore è pregato di non equivocare!). Il nostro Duca aveva già fatto tirare a lucido carrozza e cavalli per l’inevitabile tour elettorale nelle terre ducali. Simbolo elettorale obbligato il nostro glorioso Gioppino accanto alla Corona Ducale con le palle pendenti. E qui la burocrazia ci ha dato lo stop... In base ad un Regio Decreto del 1938 (lo stesso che ordinò la chiusura del nostro giornale) è vietato utilizzare a fini elettorali immagini riproducenti persone fornite di gozzi «in numero superiore a quello regolamentare di due», perché ciò potrebbe «gravemente danneggiare l’immagine della pura razza italica». Il prestigio dell’Italia all’estero, dopo il disastro dell’immondizia napoletana, non avrebbe retto a quest’altro colpo. Inoltre le palle (pendenti o meno) sono da considerarsi esclusiva dei politici di professione, quindi... Abbiamo così deciso, sia pure a malincuore, di rinunciare. Tanto di campagne elettorali in Italia ce n’è una all’anno. Intanto godetevi questa.
 

il fantapolitico

: WebMaister print 17/10/2008 - 21:56
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