:: Giopì 2008  
 
Giopì n. 6 - 31 marzo 2008 ::  

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Giopì n. 6
31 marzo 2008





 

IN QUESTO
NUMERO:

 

■ INCROCI STRADALI:PERICOLO PER I PEDONI pag. 2
■ ANCHE I POSTEGGI AIUTANO L’INFLAZIONE pag. 2
■ ZONE 30: RODAGGIO PER FUTURI PILOTI pag. 2
■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3
■ ALDO CARPI: UN PITTORE NEL LAGER DELLAMORTE pag. 4
■ IL SOGNO UMANISTICO DI GIOVANNI SIRTOLI pag. 4
■ I BERGAMASCHI ILLUSTRI DI IERI INTERVISTATI OGGI: DOMENICO GHIRARDELLI pag. 5
■ GUIDO GALLI: UN BERGAMASCO DARICORDARE pag. 6
■ LE MONTAGNE DELLA VALLE IMAGNAPROTAGONISTE DI UN BEL DOCUMENTARIO pag. 6
■ LA TRAGICA FIGURA DI SIMONE PIANETTI pag. 6
■ I 25 ANNI DEI CORSI DI DIALETTO BERGAMASCO pag. 7
■ QUANDO GARIBALDI LA FACEVADAPADRONE NEI NOMI DELLE STRADE pag. 8

APPUNTAMENTI DI APRILE

Domenica 6 aprile - Piazza Pontida
ARTIGIANATO IN PIAZZA
Domenica 27 aprile - Piazza Pontida
UNAPIAZZA PER GLI ARTISTI
Domenica 27 aprile - Piazza Pontida
- Alle h. 18,00 per la serie
«Degustazioni nostrane»
CASONSÈI


ALLA FINESTRA
La grande croce

C’è un fermento inarrestabile, qui in città, di battibecchi. Siam costretti a spazi minimi; tempi nuovi... viali vecchi: c’è una croce ad ics... sciarada, si può dire in ogni strada. Prima croce è proprio il traffico che spaventa e impensierisce sia chi, in alto, detta regole, sia chi, in basso, le subisce, sia chi, in basso, ne propone, sia chi, in alto, vi si oppone. Pure gli enti di quel genere motoristico-stradale, ne han pensate assai... da vendere; ma dall’alto il principale, töt garbàt in del respónd, l’à ordenàt ol diétro-frónt. Cittadini d’ogni genere han sfidato la tormenta, mentre quelli sganasciavano nel tracciar le zone trenta. Ci tenevano ai rapporti con l’Azienda dei Trasporti. Pur sapendo che quest’ultima sta lottando coi display, luminosi, e i tempi drastici, ma la ‘mbòcia piö gna chèi, sicché andrem, che è beneficio, tutti a piedi... in par condicio.

Francitus


Il politichese italiano e le reazioni allergiche
GLI INGANNI
DELLA
PERCEZIONE-1
Per i nostri politici il cittadino
eterno minorenne

Se ne stava tranquillo nel suo angolo di dizionario, riservato al linguaggio degli specialisti, quando qualche rappresentante delle istituzioni l’ha tirato fuori ed ha cominciato ad usarlo in modo un poco ambiguo, come sinonimo di impressione, sensazione: di qualcosa, insomma, che non rispecchiava la realtà dei fatti. Mi riferisco, ovviamente, al termine percezione, usato per temi come quello dell’insicurezza e della condizione economica delle famiglie. Molti l’hanno interpretato come un invito a non esagerare: non tutti i reati sono in aumento; le difficoltà economiche sono limitate ad una fascia ridotta della popolazione.... Da qui una serie di reazioni allergiche che, in certi momenti, hanno assunto carattere epidemico. Limitiamoci, per ora, al primo tema. «Dottore - mi dicevano - sarà anche vero che sono diminuiti gli omicidi, ma il resto? Rapine, scippi, furti, stupri e via elencando sono in costante aumento. E magari li derubricano a microcriminalità.... Provino a dirlo alla persona anziana riempita di botte in pieno giorno per pochi spiccioli, che da allora non esce più di casa se non accompagnata. O a chi ha la fortuna di vivere accanto a qualche insediamento abusivo di rom ed è costantemente in ansia.... Questi ci prendono per minorenni. Anzi, per minorati, da tener calmi con qualche storiella e qualche promessa....» Un mensile italiano, Altroconsumo, ha svolto un’inchiesta in quattro paesi europei fra cui l’Italia. Ora, è vero che non vi sono grandi differenze fra i dati relativi al numero dei crimini denunciati. In Italia si stima che negli ultimi cinque anni i cittadini che hanno subito un crimine siano il 50%; solo che molti non l’hanno neppure denunciato, tanto sono convinti che non serve a niente. Infatti il 72% delle denunce fatte non ha prodotto alcun risultato; non se ne è saputo più niente, semplicemente. Dettaglio interessante: il tasso di criminalità di italiani e di immigrati in possesso di regolare permesso di soggiorno è quasi simile, ma sale a picco fra i clandestini. Servono commenti? Ora però la situazione è nettamente migliorata. Siamo in campagna elettorale e tutti - a destra, al centro, a sinistra - dicono che i cittadini hanno ragione e che bisogna fare qualcosa. Cosa? Beh, non pretenderete un elenco preciso e coerente di misure da prendere? Per ora accontentiamoci di qualche bello slogan pubblicitario del tipo. «Alzati e cammina!» (Perché, finora cosa abbiamo fatto? Siamo stati tutti seduti inerti e
silenziosi?). Oppure: «Vogliamoci bene, che tutto si aggiusta» (Nobile e generoso proposito, ma ci aiuterebbe qualche proposta concreta). Insomma, dategli retta...e buttate via il Prozac!

Medicus


Dubbi legittimi (Ovvero: il tormentone del disservizio postale continua)
Il Giopì è forse diventato
un giornale quotidiano?
Dalle molte lettere dei nostri abbonati lamentele, ma anche tanto sarcasmo

 
Eccovi l’ennesima lettera di protesta giunta in redazione. Che altro potremmo aggiungere alle eloquenti e spiritose notazioni del nostro abbonato? Potremmo tentare una supplica al Santo Padre, visto che le Autorità civili sembrano impotenti. Oppure al Tribunale dell’Aia… Pensate alle conseguenze che una situazione del genere ha su chi svolge un’attività commerciale di qualunque tipo. Nel silenzio fragoroso dei responsabili del fu Servizio postale, è troppo sperare in un cenno di risposta delle nostre Autorità?
«È già qui il Giopì che parla dei disservizi postali, ma per le vostre statistiche e per vostra conoscenza vi voglio informare che il dubbio mi è venuto: Il Giopì è diventato quotidiano? Sembrerebbe proprio di sì (se non si bada alle date stampate ripetutamente sui vari fogli del giornale)». «In sei giorni ho ricevuto 5 numeri del Giopì!!! Sissignori, 5 numeri!!!
- Martedì 12 febbraio ho ricevuto quello del 25 dicembre.
- Mercoledì 13 ho ricevuto quello del 15 gennaio... Nuovo di zecca (Scopro che è stato rinnovato e trovo strano che non fosse stato annunciato)
- Giovedì 14 ho ricevuto quello del 15 ottobre!!! Sissignori, 4 MESI abbondanti!!!
- Sabato 16 ho ricevuto quello del 30 novembre e ho finalmente capito cosa era ...il NUOVO GIOPÌ cui si riferiva il giornale ricevuto due giorni prima!»
Ma c’è anche chi scrive...
«UDITE UDITE!!!
- Lunedì 17 febbraio 2008, sissignori, OGGI, ho GIÀ RICEVUTO il NUMERO DEL 31 GENNAIO !!!
Mi sto chiedendo se è una premonizione! Cosa starà per accadere? ...e poi si legge che le poste non funzionano!
N.B. 1: Non sono straniero! Abito appena di là del confine fra Repubblica di Venezia e Stato di Milano! 30 km da Bergamo!!!
N.B. 2: Ricevo molta posta, praticamente tutti i giorni. Soltanto (?!?!? beh, quasi! Oggi ho ricevuto anche una cartolina con gli auguri di Capodanno 2008!!!) alcuni prodotti periodici della DeAgostini e simili hanno ritardi che si contano a MESI.
Giopì - lo sappiamo tutti - è particolare! Il ritardo si conta a quadrimestri!!!
UN SUGGERIMENTO E UNA RICHIESTA, CORTESE MA ACCORATA:
Fra gli annunci e gli avvisi mi piacerebbe poter tornare un po’ indietro e poter
leggere le comunicazioni prima che gli eventi si realizzino. Per cortesia programmate molto in anticipo le iniziative che pubblicherete sul Giopì. Sul prossimo numero fateci sicuramente gli auguri di Natale e comunicateci la data per il «Rasgamént de la Ègia 2009». Al Rasgamènt del 2008 e agli auguri di Pasqua... Pazienza, rinuncio e mi rassegno! Colgo l’occasione per salutarvi e ringraziarvi per la vostra opera a nostro favore.

Giorgio Morandi - homo scalvinus

RICORDO DI DOMENICO LUCCHETTI
Fotografo, regista, poeta e appassionato
collezionista di memorie cittadine

 
Circa un mese fa, alla cena dei collaboratori del Giopì, eravamo a tavoli diversi, ma il caffè l’abbiamo bevuto insieme. Al tuo invito mi sono alzato, mi sono portato la sedia, mi hai fatto posto, mi hai messo un braccio sulla spalla apostrofandomi con la solita frase: «Ciao, vecchio amico"». Poi ti sei rivolto ai tuoi commensali dicendo: «È più vecchio di me di ventinove giorni e sento il dovere di cedergli il passo ogni volta che ci incontriamo ». Caro Keko, quella mano sulla spalla e quel tenerci vicino, in quest’ora particolarmente assurda, sottolineano la nostra amicizia improvvisamente spezzata. Un’amicizia nata nel chiostro del nostro Seminarino e confluita, in seguito, in quel glorioso scautistico IX Reparto, fondato da tuo padre «barba-Diego», che raccolse i ragazzi di mezza città alta. Andammo per monti e per valli con le nostre tende, cantammo sotto le stelle nel riverbero dei grandi fuochi, ci stringemmo per crescere insieme condividendo quel poco che il dopoguerra ci passava, felici della nostra giovanile stagione. Poi il momento del lavoro. Tu andasti, seguendo le orme paterne, ad apprendere il mestiere nello storico e prestigioso studio fotografico di Umberto Da Re e dalla fotografia alla cinematografia il passo fu breve. Ricordo ancora che, per un tuo film amatoriale, formasti un cast con tutti noi amici di città alta; il copione prevedeva la redenzione del protagonista durante una messa. Riuscisti a convincere l’allora sagrestano e, quatti quatti, in piena notte e all’insaputa del parroco, girammo la scena in Duomo nella «cappella degli sposi». Per la cronaca la messa fu officiata dal sottoscritto vestito da prete con due chierichetti a lati che, poére gioie, nell’attesa, morivano dal sonno. Alla rassegna dei Cineclub a Montecatini vinse un premio. Nel prosieguo, tu fotografo io grafico, abbiamo spesso incrociato il lavoro e fummo insieme soci fondatori dell’Archivio Storico della Croce Rossa. Spesso, in questi ultimi anni, libero ormai da impegni lavorativi, ho sostato nella tua bottega, riscaldato dalla tua stufetta, dal tuo sapere, dalla tua simpatia. Avevi, ultimamente, un sogno nel cassetto: un centro di animazione teatrale e confidavi anche in un mio aiuto. Ma qui, caro Keko, non ce l’abbiamo fatta. E ancora: un pomeriggio che mi stavo dissetando alla Contarina mi hai chiamato e, avvicinatomi, mi hai messo in mano la tua raccolta di poesia «Rebelòt ». Ti ho chiesto la dedica ma la risposta fu: già fatto. Capii d’essere nel giro degli amici vicini. Hai catalogato l’Ottocento e il Novecento, hai tenute vive le nostre radici, le nostre tradizioni, fissandole in immagini e distribuito cultura a tutti, indistintamente. Hai collaborato con noi del Ducato regalandoci scritti e notizie preziose ed oggi mi ritrovo, purtroppo anzitempo, a ricordar da queste pagine che se n’è andato un pezzo della nostra storia, della nostra città, ma rimarrà viva la gioia d’aver fatto un lungo pezzo di strada insieme, fianco a fianco.

 Piero Marcellini

: WebMaister print 19/10/2008 - 14:50
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