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Giopì n. 7 15 aprile 2008
IN QUESTO NUMERO: ■ IN VIAPUCCINI (BG) LO SLALOM DELLA«ZONA30» pag. 2 ■ ILGIRO D’ITALIA SULLE STRADE BERGAMASCHE pag. 2 ■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3 ■ L’ESPERIENZA DELLA MESSAI N LATINO pag. 4 ■ LE MOSTRE DI PIETRO ALBERTI E MARIA REGAZZONI pag. 4 ■ I BERGAMASCHI ILLUSTRI GENNARO SORA pag. 5 ■ «GIALLO» IN GRIGIO VERDE SU SFONDO BIANCO pag. 6 ■ AGOSTINO MUSITELLI DAPOSCANTE pag. 6 ■ GLI ANTENATI DEI BERGAMASCHI pag. 7 ■ VIE E PIAZZE: VOLUBILITÀ TOPONOMASTICA pag. 8 ■ ANDREA VITERBI INVENTORE BERGAMASCO pag. 8 ■ QUELL’ETIMO CURIOSO IN VALSERIANA pag. 8
ALLA FINESTRA Ci voleva anche l’UEFA
L’Atalanta è presso a erompere nel consesso delle grandi; se le cose andranno euforiche come dettano i comandi, brinderemo alla gran voglia d’aver l’Uefa sulla soglia. Solamente esiste un incubo: che i progetti per lo stadio, nonostante i bei propositi, restan chiusi nell’armadio in balìa delle... riviste, per lo men se armadio esiste. Gli sportivi sono in giubilo come pure l’altra gente, ma ci manca il bisognevole per mostrarci degnamente, se non l’ambito conforme per entrare nelle norme. Come sempre in casi simili sono molti i rassegnati, ma per non sfalsare gli animi ci son pur gli scalmanati, che stavolta han fatto chiasso... per il vero alquanto basso. Sicché al Sindaco, per lettera, ribattendo su quel chiodo, or che è tardi, anzi tardissimo, le han cantate a loro modo. Però il Sindaco, si sa, dice sempre: «si vedrà».
Francitus
Il politichese italiano e le reazioni allergiche GLI INGANNI DELLA PERCEZIONE-2 Finalmente anche la politica si è accorta che gli italiani sono più poveriAssai usato fino a non molti mesi fa, questo termine nobilitato da un tocco di scientificità, faceva venire l’orticaria a tanti. Sempre più gente - si diceva allora - ha la percezione di una crescente difficoltà a far quadrare i bilanci di fronte ad un aumento costante e sensibile del costo della vita. Ma in realtà - si lasciava intendere - la loro impressione non era suffragata dalle cifre. Quali? Ma quelle dell’unico ente abilitato a fornirle, l’ISTAT, appunto, che per gli esponenti della maggioranza di governo era la Bibbia, mentre per l’opposizione era poco affidabile e comunque tendenzialmente filogovernativa. Per il nostro istituto ufficiale di statistica l’inflazione oscillava fra il 2 e il 3 per cento, dunque entro limiti tutto sommato sostenibili....Il dubbio diffuso era che in Italia anche le statistiche risentissero del clima politico. E poi bisogna vedere come si fanno. Può anche darsi che il costo dei televisori al plasma da 42 pollici, così come la confezione da tre etti di fois gras o di beluga fosse effettivamente diminuito. Ma buona parte delle famiglie italiane insisteva a guardare solo al prezzo del pane e della verdura, della benzina e del gasolio. Così i conti non tornavano mai e i miei pazienti dalla reazione allergica scivolavano verso la frustrazione e la depressione. Poi anche all’ISTAT devono essersi accorti che il costo degli alimentari, dell’energia e di diverse altre cosette non proprio superflue registrava aumenti a due cifre e così l’intera orchestra ha cambiato spartito. Complice la campagna elettorale (l’unico periodo in cui il cliente-elettore ha sempre ragione) ora non si fa che parlare di «famiglie che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese». E le promesse fioccano come le foglie dagli alberi in autunno: «noi taglieremo le tasse», «noi aumenteremo i salari e le pensioni», e così via, ripetendo un copione che gli italiani conoscono a memoria ed a cui non credono ciecamente. Anche perché i nostri beneamati leader sono invece molto parchi o vaghi nell’indicare quali sprechi e quali spese taglieranno per finanziare simili meraviglie. Comunque, chi si lamentava per l’aumento del costo della vita a fronte dell’immobilità dei redditi, se non altro non si vede più trattato da lagnoso visionario. Sono così diminuiti i pazienti affetti da reazioni allergiche al solo sentire evocare il termine percezione. I miei lettori penseranno che io sia ora felice, anche perché meno oberato dal lavoro.... Ma in Italia un povero medico della mutua non ha mai un attimo di pace. Chiusasi o ridimensionatasi un’emergenza sanitaria se ne profila subito un’altra: pare infatti che si stia diffondendo a macchia d’olio una nuova terribile epidemia di tipo allergico nei confronti di un termine sempre più usato dai media, la cosiddetta «antipolitica», una sorta di virus che preoccupa molto i nostri politici... Ma di questo parleremo la prossima volta. Stì sö franch!
Medicus
La lunga strada verso Salisburgo Cultura e turismo formano un binomio che a Bergamo può essere molto importante per lo sviluppo della città. Gli ambiziosi progetti dell’assessore Enrico Fusi (e il controcanto del suo predecessore) Èdi queste settimane l’ennesimo dibattito a mezzo stampa sulla politica culturale cittadina, al quale ha dato avvio un’ampia intervista dell’assessore Enrico Fusi su «La Rassegna». Son seguiti altri interventi e poi una polemica puntualizzazione del suo predecessore a Palazzo Frizzoni, Valerio Marabini, su «Bergamo sette». Il «Giopì» ha seguito il tutto con attenzione ed ora (terminata finalmente la campagna elettorale, periodo poco adatto ai confronti pacati), sintetizza qui le opinioni raccolte nel Comitato di redazione. Sono valutazioni senza alcun intento polemico, semplici contributi di critica costruttiva ad un tema di fondamentale importanza per la vita cittadina. In premessa una breve annotazione: il riferimento insistito su alcune supposte caratteristiche negative dei Bergamaschi (saremmo trogloditi, musoni, occupati solo a far soldi, diffidenti nei confronti della cultura e così via), recuperando vecchi luoghi comuni, suona quasi come un alibi preventivo rispetto alle difficoltà che si incontrano nel fare cultura a Bergamo. L’assessore, che non dimentica - giustamente - di essere anche assessore al turismo, fa bene ad insistere sulla necessità di attrarre in città anche visitatori stranieri, ma dà troppa importanza alla «politica del sorriso», in cui noi saremmo un po’ carenti. Certo, non siamo estroversi come certi popoli latino-americani, ma neppure gli altoatesini lo sono; eppure mantengono intatto un appeal turistico invidiabile. Sarà che se strutture, servizi, offerte sono insufficienti, non c’è sorriso che tenga. Di questa prima parte dell’intervista salveremmo appena l’allusione alla persistente difficoltà di «fare sistema»; cioè di fare interagire e cooperare le numerose istituzioni ed associazioni presenti sul territorio. Ma il gettar ponti fra le numerose isole - per riprendere un’espressione usata da Fusi - è compito prima di tutto delle pubbliche istituzioni ed implica un atteggiamento di apertura e di sostegno a ciò che già c’è ed opera a Bergamo in questo campo. Implica inoltre un raccordo più stretto fra la nostra città e la sua provincia dove non mancano certo ricchezze artistiche e turistiche di rilievo. Offrire al visitatore «pacchetti» integrati e offerte complete a prezzi abbordabili (i voli low-cost di Orio portano da noi anche un turismo sensibile all’aspetto economico) è un’altra condizione indispensabile per il successo dell’azione dell’ente locale. Ma entriamo nel merito delle proposte specifiche. Si sottolinea - giustamente - che uno dei punti di forza della nostra offerta culturale è rappresentato dalla grande tradizione musicale: Donizetti, quindi, ma non solo. A prescindere dal fatto che ciò che si propone non nasce nel deserto (e qui il precedente assessore Marabini ha buon gioco nel ricordare ciò che è stato fatto in passato ed alcune iniziative interessanti poi lasciate cadere), va sottolineato che la novità positiva è rappresentata dall’inserimento più convinto dei programmi musicali in un insieme multimediale che comprende manifestazioni di letteratura, teatro, arte figurativa, cinema. Possiamo essere d’accordo se le istituzioni smantellate (come l'Orchestra Stabile) sono sostituite da altre altrettanto valide che valorizzino le forze artistiche bergamasche, un patrimonio non sfrutato appieno. Ben vengano quindi itinerari donizettiani e un Teatro Donizetti polo della nostra cultura musicale. Forse Bergamo non farà concorrenza a Salisburgo (una certa enfasi è comprensibile: anche in questo campo la pubblicità è l’anima del commercio), ma certo sfrutteremo più a fondo questa grande risorsa della nostra cultura. Qualche perplessità ha sollevato l’idea di ricavare un ristorante nel Teatro: ristoranti a Bergamo ce ne sono e la zona intorno al Donizetti ne è particolarmente ricca, sia di locali di lusso che di quelli più abbordabili. Più convincente l’idea di ricavare altri spazi: salone concerti, libreria multimediale ecc.; aggiungeremmo magari una sala per audizioni un po’ più capiente dell’attuale, che si presti per i più diversi utilizzi (letture letterarie, conferenze, incontri con gli autori e così via). E perché non pensare a spazi da mettere a disposizione di una scuola stabile di recitazione per la crescita di nuovi talenti nel campo dello spettacolo come fu la gloriosa Scuola delle Grazie? Al teatro di prosa l’assessore dedica alcune righe. Ci pare poco, anche perché, quando evoca, ad esempio, la Commedia dell’Arte sembra dimenticare che già esiste un’iniziativa interessante del Teatro Viaggio di Marco Rota, che, caparbiamente, da sei anni porta avanti, anche all’estero, seminari e festival dedicati allo Zanni, il personaggio più autenticamente bergamasco collegato alle origini della Commedia stessa. Dopo un primo sostegno anche finanziario, l’assessorato non ha più appoggiato l’iniziativa. È il segno di una sottovalutazione delle forze che, in questo come in altri settori della cultura, già operano in casa nostra con serietà e capacità. Interventi a pioggia no, certamente, ma almeno le iniziative più promettenti e prestigiose vanno sostenute con continuità. Nel campo del teatro di prosa i risultati non sono insomma proporzionati alle forze in azione. Occorre riconoscere, tra l’altro, che se le commedie al Palacreberg hanno scontentato molti, il locale ha trovato una sua utilizzazione per spettacoli vari assai apprezzati dal pubblico. Un altro settore che appare un po’ lasciato in ombra è quello relativo alle biblioteche (non esiste solo la Mai), ai musei (non esistono solo la Carrara e la Gamec), alle molte istituzioni culturali. Le mostre di richiamo internazionale sono importanti, ma non bisogna pensare solo alle ricadute economiche in campo turistico, bensì puntare a far crescere culturalmente la comunità bergamasca in tutte le sue componenti. Con l’Accademia Carrara e il Teatro Donizetti ben presto chiusi per impegnative ristrutturazioni, con Sant’Agostino, il Sociale e il Palazzo della Ragione ancora da recuperare, non basteranno percorsi per jogging, piste ciclopedonali ed itinerari enogastronomici per trattenere a Bergamo turisti smaniosi di correre a Venezia. Quanto alla polemica a distanza fra l’attuale assessore alla cultura e chi l’ha preceduto sotto altre bandiere, pensiamo che le contrapposizioni non siano così drastiche come si son volute far apparire (complice, fra l’altro, l’appena conclusa campagna elettorale). Ciascuna delle parti in causa ha una parte di ragione e dice alcune verità. Basta non assolutizzarle pretendendo che siano la sola verità. Noi che non riusciamo ad appassionarci alla solita battaglia fra Guelfi e Ghibellini, ci siamo limitati ad avanzare alcune osservazioni e proposte concrete (modeste, magari, e non particolarmente originali), piuttosto che cullarci in grandi progetti destinati a rimanere tali. La strada per Salisburgo, insomma, resta lunga e difficile.
Red
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