:: Giopì 2008  
 
Giopì n. 8 - 30 aprile 2008 ::  

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Giopì n. 8
30 aprile 2008





 

IN QUESTO
NUMERO:
 

■ ATTENZIONE: C’È UN MOSTRO DA ABBATTERE pag. 2
■ DI CHI È ILTORRENTE MORLA? pag. 2
■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3
■ VOLTI NOTI ABILMENTE STRAVOLTI pag. 4
■ SUONI FRADUE MONDI: ESPERIENZE MUSICALI pag. 4
■ FILI DI PITTURA DI SILVIAMANFREDINI pag. 4
■ I BERGAMASCHI ILLUSTRI BARTOLOMEO COLLEONI pag. 5
■ DONATO CALVI: LE CHIESE DELLA DIOCESI DI BERGAMO pag. 6
■ QUALE GUERRA IN VALLE BREMBANA? pag. 6
■ CHI RACCOGLIE LE SFIDE DELTEATRO DIALETTALE? pag. 7
■ L’ELEMOSINIERE DEI MORTI pag. 8
■ I PIANTANIDA: UNA FAMIGLIA D’ARTISTI pag. 8


ALLA FINESTRA
Il chiodo fisso

Oramai c'è lotta acerrima tra il Palazzo e - poverini dopo tanta manodopera - quei due o tre Parlamentini, già sull'orlo dell'abisso per quel certo chiodo fisso. L'Assessore, irremovibile, capirà che son dolori, specialmente per chi è in cattedra... ma vuol proprio... farli fuori, se non subito, domani propriamente... come i cani. Ora, d'impeto reciproco, si son dati appuntamento; tema, il chiodo da risolvere: se affermar quell'andamento che coinvolge il cittadino, o mandar tutto a pallino. Va da sé che, previa disputa, sospensione o salvataggio, l'Assessor mostrava l'esito d'in magnifico sondaggio tolto fuor dalla saccocia come a dir: "E chi lo boccia?". Solo quello della "Settima", "Pressidènt" di lungo corso, s'è azzardato ad intromettere, sotto forma di ricorso, la sua ferma sicurtà...che qualcosa resterà.

Francitus


Il politichese italiano e le reazioni allergiche
LA PAROLA MAGINA: ANTIPOLITICA
Come certi politici riescono ad
esorcizzare le reazioni di molti cittadini,
stanchi e sfiduciati, con la versione
aggiormata della
vecchia accusa «qualunquista»

Ho deciso di lasciare all’ultima puntata di questa breve ricognizione nel nostro politichese il termine che, in assoluto, scatena in molti pazienti le reazioni più vivaci e virulente: antipolitica. Cosa comprensibile, del resto: sentir negare con tanta facilità le ragioni della propria profonda insoddisfazione come cittadini nei confronti del sistema che ci governa non fa piacere. Ci si sente anzi un po’ presi in giro, considerati - nella migliore delle ipotesi - come dei faciloni, dei superficiali dediti al mugugno permanente ed ossessivo. O, peggio ancora, degli ipocriti un po’ vili che preferiscono starsene in disparte a criticare tutto e tutti, anziché impegnarsi in prima persona nel cambiare le cose. Questo cercano di spiegarmi i miei pazienti, in certi casi in toni non proprio pacati. È vero: c’è dell’esasperazione e dell’esagerazione; non tutti i discorsi sono accettabili. La litania dei «La politica è una cosa sporca», «Sono tutti uguali: pensano solo a riempirsi le tasche», «L’unica cosa che gli sta a cuore è la sedia», «Inutile andare a votare, tanto non cambierà mai niente» e così via, oltre che essere ingiusta nei confronti degli uomini politici che si impegnano con serietà e competenza, sa di puro e semplice sfogo dettato da rabbia e frustrazione. Non porta da nessuna parte insomma. Ma la maggioranza dei miei pazienti è assai meno sprovveduta e disinformata di come qualcuno ama dipingerla. Quasi tutti argomentano le loro posizioni citando fatti, comportamenti, esperienze personali. Si capisce perché un libro come «La casta» ha avuto tanto successo: perché ha fornito dati e riferimenti precisi per tracciare un panorama di cui molti elettori avevano già verificato o intuito l’esistenza. La ricerca di Rizzo e Stella non deve essere considerata il quinto evangelo; contiene sicuramente errori, dati parziali, interpretazioni sbagliate. Ma, nell’insieme, traccia un quadro tanto convincente quanto sconfortante, perché fa capire che quella della politica italiana è una crisi «di sistema» e necessita di riforme ampie e profonde in tutti i campi del vivere pubblico. Onestà e impegno dei singoli non bastano più per far risalire il nostro paese dal fondo della classifica. Speriamo che i nostri politici l’abbiano capito, ma capito davvero! Si direbbe di sì, se si prestasse fede ai buoni propositi sparsi a piene mani un po’ da tutti anche nel corso della campagna elettorale che si è appena conclusa. Il problema è che anche queste promesse le abbiamo sentite troppe volte e un certo scetticismo è del tutto comprensibile. Altro che becero qualunquismo.... Insomma, se non vogliono che sempre più persone si trasformino in «Beppegrilli», diano - e in fretta - risposte concrete e davvero incisive. Altrimenti a noi poveri medici non basterà più prescrivere antistaminici e cortisonici. Dovremo passare direttamente agli ipnotici ad alto dosaggio, sperando che funzionino....
Stì sö alégher....se ghe riì.

Medicus


Nel primo centenario della nascita dello scultore bergamasco
(1908 - 2008)
Manzù, un mito senza tempo
Lo ha ricordato Silvana Milesi nel libro
«Manzù l’indimenticabile»

 
Artista grande, Manzù, e davvero indimenticabile, per noi Bergamaschi, grazie alle sue mirabili sculture; ed anche perché lo ricordiamo in certo modo «apparentato» con un altro Bergamasco a noi caro, Angelo Roncalli, Papa Giovanni XXIII°. Di questa ideale parentela si è fatta testimone e interprete la sensibile scrittrice, che ha dedicato molte pagine - ricordi e immagini che ancora ci rimangono in cuore - all’incontro tra un Papa Santo e un grande artista. Oggi Manzù avrebbe cento anni; ma le sue opere lo mostrano sempre più attuale, più presente, più moderno, un passo sempre più avanti dei suoi contemporanei. Oggi riusciamo appena ad intuirne l’essenza contemplando i suoi innumerevoli lavori; e ciò che di lui hanno scritto negli anni, amici, estimatori e critici d’arte, ci apre nuovi orizzonti. A questo deve avere pensato la scrittrice che nel suo bel volume ha raccolto quanto di più indimenticabile ha detto e scritto lo scultore - poeta; ed anche ciò che di meglio ha ispirato la critica degli altri, le pagine più illuminanti e le lodi più appassionate. Scrive infatti, a pagina 7, Inge Manzù: «Questo libro non è affatto il racconto della vita e delle opere di Manzù. No. È Manzù stesso che vive e si racconta con discrezione di essenziali parole, lavora, soffre, gioisce, trepida, crea! In silenzio e in solitudine, risuonante di sempre nuove forme di bellezza; in un continuo intessere rapporti con il proprio tempo e con gli amici poeti, sacerdoti, scrittori, critici...i quali, raccontando le sue opere, accendono luci a sorpresa, che le fanno risplendere insieme al loro autore». Così, anche Silvana Milesi ha saputo ancora una volta accendere «luci a sorpresa» per la gloria del suo grande concittadino. E noi dobbiamo esserle grati perché, con la sua appassionata fatica, altre preziose sfaccettature del diamante - Manzù, sono state messe in luce per la nostra gioia, evidenziate anche dalle splendide fotografie. Smisurato il cuore di Manzù, smisurata la sua arte e incredibile la quantità delle opere di questo gran lavoratore, di questo uomo di pace; che operò con ogni tipo di materiale e che seppe tracciare corpi e visi perfetti, senza aver mai studiato anatomia, ma soltanto con l’esempio dei grandi (Donatello, Michelangelo, Raffaello, Leonardo...) negli occhi e nel cuore. Anche soltanto sfogliando il volume della Milesi, ricchissimo di illustrazioni e di notizie, non può sfuggire a nessuno la grandezza di quest’uomo taciturno, «senza lettere», che seppe tuttavia innalzare «...una cattedrale intensamente umana di poesia... nel silenzio e nel continuo lavoro». Impossibile citare qui tutte le sue
opere: tra i Ritratti rifulgono quelli a Francesca Blanc, la giovinezza luminosa e pensosa, e ad Anna Musso, l’intensità dolente della maturità; quello a figura intera di Alice Lampugnani, presaga za; in un continuo intessere rapporti con il proprio tempo e con gli amici poeti, sacerdoti, scrittori, critici...i quali, raccontando le sue opere, accendono luci a sorpresa, che le fanno risplendere insieme al loro autore». Così, anche Silvana Milesi ha saputo ancora una volta accendere «luci a sorpresa» per la gloria del suo grande concittadino. E noi dobbiamo esserle grati perché, con la sua appassionata fatica, altre preziose sfaccettature del diamante - Manzù, sono state messe in luce per la nostra gioia, evidenziate anche dalle splendide fotografie. Smisurato il cuore di Manzù, smisurata la sua arte e incredibile la quantità delle opere di questo gran lavoratore, di questo uomo di pace; che operò con ogni tipo di materiale e che seppe tracciare corpi e visi perfetti, senza aver mai studiato anatomia, ma soltanto con l’esempio dei grandi (Donatello, Michelangelo, Raffaello, Leonardo...) negli occhi e nel cuore. Anche soltanto sfogliando il volume della Milesi, ricchissimo di illustrazioni e di notizie, non può sfuggire a nessuno la grandezza di quest’uomo taciturno, «senza lettere», che seppe tuttavia innalzare «...una cattedrale intensamente umana di poesia... nel silenzio e nel continuo lavoro». Impossibile citare qui tutte le sue opere: tra i Ritratti rifulgono quelli a Francesca Blanc, la giovinezza luminosa e pensosa, e ad Anna Musso, l’intensità dolente della maturità; quello a figura intera di Alice Lampugnani, presaga del suo destino; quelli innumerevoli a Inge, Giulia e Mileto; la serie di Tebe e di alcune ragazze giapponesi. Tra i Gruppi scultorei cito soltanto i Grandi Amanti, I Cardinali, il Monumento al Partigiano, la favolosa carrozza che ospita i due bambini, la Donna che guarda e l’omaggio a Caravaggio, nonché l’Inno alla Vita, opera grandiosa in marmo alta sei metri, donata alle Nazioni Unite dallo Stato Italiano. Vi sono poi, tutti «indimenticabili», i bassorilievi e gli altorilievi delle sue tre Porte: la Porta dell’Amore di Salisburgo,
la Porta della Pace-Guerra di Rotterdam e la Porta della Morte - Vita in San Pietro a Roma, che sono il punto massimo della sua arte. Ma tutte le opere dello scultore, anche i disegni, dimostrano, come afferma l’autrice nella sua introduzione «La quarta Porta», «...quanto un artista fedele alla tradizione di Leonardo, Michelangelo e Donatello, possa essere più moderno di chi ha voluto violentemente recidere le radici...». In una sua alata sintesi, Giulio Carlo Argan ha detto: «...tutta l’opera di Manzù è scritta in un elevato idioma figurativo, che è insieme moderno e antico, ma non per questo fuori dal nostro tempo. Il suo disegno largo e sicuro ha tensioni e scatti improvvisi, sa legare nel medesimo tratto eventi flagranti e distanze remote, l’istantaneo e l’eterno».

Anna Barbieri


: WebMaister print 19/10/2008 - 20:31
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