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Giopì n. 9 15 maggio 2008
IN QUESTO NUMERO: ■ I MARZIANI A BERGAMO HANNO LASCIATO UNA TORRE pag. 2 ■ DAVANTI ALLA CARRARA UN MARCIAPIEDI D’ARTE? pag. 2 ■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3 ■ ILCONCORSO DI PITTURA DI TRESCORE BALNEARIO pag. 4 ■ GUARESCHI: NE PARLIAMO CON ILGIORNALISTA BERGAMASCO ALESSANDRO GNOCCHI pag. 4 ■ I BERGAMASCHI ILLUSTRI: FRANCESCO NULLO pag. 5 ■ L’ARCI CON FRATERNITA DEI BERGAMASCHI AROMA: CRONACADI OGGI E PROGETTI PER IL FUTURO pag. 6 ■ GLI INCONTRI POETICI SUL LAGO SEBINO pag. 7 ■ SÌNGUEN, ZINGARI, ROM, SINTI: CHE CONFUSIONE! pag. 8 ■ MALATTIE RARE: LA SOLITUDINE DEI MALATI pag. 8 ■ UN SORRISO PER LA RICERCA pag. 8
ALLA FINESTRA Le due torri
Se qualcosa c’è d’orribile che nei tempi odierni aborri, senza alcun timore a scriverlo, certamente son le torri, ma di già l’han scritto gli altri più solleciti e più scaltri. La questione è grossa, parlano di un progetto in gran... salita, realizzabile d’un subito proprio lì in Conca Fiorita: torri due, ma... per due peli, più che torri, grattacieli. Gli abitanti rumoreggiano già da un po’, fino alla noia; chi progetta fa presumere soavità... e nessun le ingoia. «Della Bergamo di sopra la veduta non si copra!». L’una torre, fatti i calcoli sul brogliaccio a scala cento, conteggiata è in piani quindici di penombra e di cemento, l’altra invece in due di meno, che è digià uno sconto, un freno. La domanda arriva al Sindaco: «Saràn proprio grattacieli?». Pur sognando «Grande Bergamo», guarda in su, cadono i veli... dice: «NO!.. La mia città, grattacieli non ne avrà!»
Francitus
L’angolo della bontà PENSIERINI DELLA SERA-1La classe non è acqua
La bella ed elegante signora Santanchè, candidato premier della «Destra» alle ultime elezioni politiche, oltre al programma decisamente «muscolare» del suo partito, ci ha rivelato un aspetto meno scontato della sua forte personalità. Dopo aver ricordato che Silvio Berlusconi le donne le preferisce orizzontali, per non lasciare dubbi in proposito ha aggiunto - secondo il Corriere della Sera - che il Cavaliere era ossessionato da lei, ma che lei, comunque, non «gliela dava» (e non si riferiva alla fiducia!). Inutile dire che la precisazione, fornita con tanta classe ed inarrivabile finezza, ha tranquillizzato milioni di italiani, già alle prese con il problema di come arrivare alla fine del mese. Coraggio, popolo d’Italia: se la Santanchè resiste, non tutto è perduto!
* * * I tibetani minacciano di genocidio i cinesi Non è l’ultima battuta di Grillo o di Crozza, ma un po’ il succo delle sconvolgenti rivelazioni di due maîtres à penser della sinistra nostrana, di quella, per intenderci, «che non molla». Domenico Losurdo, professore all’Università di Urbino, ha inquadrato la rivolta tibetana in una campagna anti-cinese orchestrata - manco a dirlo - dall’imperialismo occidentale. La vibrante denuncia dei massacri perpetrati da quei razzisti di monaci tibetani (ma non erano buddisti e, quindi, alieni dalla violenza?) ha immediatamente raccolto il plauso e l’adesione di un altro grande intellettuale comunista in servizio permanente effettivo, il filosofo Gianni Vattimo, che non si perde un’occasione per ricordare le malefatte dei paesi capitalisti. (Quelle della Cina, che cinquant’anni fa invase il pacifico Tibet facendo centinaia di migliaia di vittime, evidentemente non contano). Di fronte a simili posizioni si rimane un poco sconcertati: ma questi grandi pensatori staranno giocando il vecchio gioco della «provocazione» che tanto spazio trova nell’arte contemporanea, o non sarà che anche l’intelligenza più brillante può essere ottenebrata dal velo dell’ideologia? Mah, ai posteri l’ardua sentenza.
* * * Pene alternative Non passa giorno che la stampa non ci informi sulla situazione disastrosa della giustizia in Italia: nonostante la generosa legge sull’indulto, le nostre carceri sono di nuovo piene. Visto che non se ne costruiscono di nuove, è giocoforza pensare a pene alternative alla reclusione. Per esempio: i colpevoli dei reati più gravi potrebbero essere condannati a seguire corsi di rieducazione. Che so, seguire quotidianamente, per almeno sei mesi, la proiezione del famoso film «La corazzata Potëmkin», con relativo fantozziano dibattito guidato da Oliviero Diliberto; oppure costringerli ad ascoltare la lettura integrale dell’opera poetica di Sandro Bondi, letta dall’autore e commentata da Emilio Fede. Come? La costituzione italiana vieta la tortura? Avete ragione; e poi i condannati si rivolgerebbero sicuramente ad Amnesty International, chiedendo di essere rimessi in galera…. E saremmo punto e daccapo!
Sul palcoscenico del teatro Donizetti dal mese di novembre a maggio Prosa, una stagione da ripensare Sembrano maturi i tempi per unificare il calendario «tradizionale» con quello di «Altri percorsi», magari diminuendo i giorni di ciascun spettacolo Domenica 18, con l’ultima replica di Inventato di sana pianta ovvero gli affari del barone Laborde si è conclusa la stagione di prosa organizzata dal Teatro Donizetti (cioè dall’amministrazione comunale) per il 2007/2008. La risposta alla domanda: «Come è andata? » non è facile. Prima di tutto chiediamoci: intendiamo parlare del programma «ufficiale» (cioè dei nove spettacoli portanti, quelli degli abbonati fissi, che però sono diminuiti sensibilmente rispetto agli anni passati) o anche degli altri otto spettacoli raggruppati sotto l’etichetta «Altri Percorsi»? Al primo gruppo, quello della tradizione, delle proposte collaudate - seguito da un pubblico che predilige una navigazione sicura - si oppone quello delle innovazioni, delle sperimentazioni, che attira spettatori soprattutto giovani e insofferenti della routine. Una cosa da fare, ormai, è abbandonare la distinzione (la sezione «Altri Percorsi» fu opportunamente voluta da Benvenuto Cuminetti per attirare gente all’«altro teatro» quando ancora non vi era abituata) che oggi mi pare non abbia più ragione di essere. Oggi il pubblico della programmazione «ufficiale» va a teatro pigramente, rassegnato a sbadigliare educatamente alle riprese di testi classici, e credo che sarebbe ben disposto di fronte a proposte più stimolanti e innovative. Del resto la sezione ufficiale ha dato segni di risveglio quando, verso la conclusione, ha proposto testi di Svevo, Tolstoj e Broch decisamente rari, dunque ha fatto della sperimentazione. Insomma, il pubblico va spinto a consolarsi con gli spettacoli della tradizione, ma anche ad aprire gli occhi di fronte a offerte diverse, mettendo alla prova il suo amore per un teatro vivo nell’attualità, e non solo condotto dalla voglia di fare salotto. Abolire dunque gli steccati fra un pubblico abitudinario e quello giovanile, proponendo un programma unico che alterni saggiamenti i monumenti alle creazioni nuove, beninteso senza esagerare con le novità dirompenti (e con i monologhi del teatro di narrazione, fin troppo di moda). Ci son già i gruppi locali a proporre spettacoli di ricerca o comunque ad offrire pietanze diverse dalla solita minestra. Certe recite di «Altri Percorsi» - fra cui quelle prodotte dallo stesso Teatro Donizetti, come Storie di Santa Bàrbera e Il ritorno - potevano benissimo essere incontrati sulla strada maestra, così come certe cose di quest’ultima (come Nebbia, lo spettacolino circense del Cirque Eloise) andavano bene tra i sentieri derivati. Magari stringendo i tempi, programmando uno spettacolo per settimana, senza lasciar passare troppo tempo fra un appuntamento e l’altro, cosa che sfilaccia un po’ l’interesse. Conservando comunque le pregevoli iniziative collaterali (gli incontri, le mostre, i Quaderni dello Spettacolo). Una graduatoria personalissima? Miglior spettacolo Svet-La luce splende nelle tenebre di Lev Tolstoj, stupenda testimonianza dei rovelli del grande scrittore negli ultimi anni della sua vita e rovente proposta di riflessione etica per tutti (ottima regia di Marco Sciaccaluga dello Stabile di Genova). Seguono La rigenerazione di Svevo (per l’interpretazone di Gianrico Tedeschi) e Inventato di sana pianta di Broch.
Ermanno Comuzio
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