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Giopì n. 4 28 febbraio 2009
IN QUESTO NUMERO: ■ LA NUOVA PALAZZINA DI VIA VERDI pag. 2 ■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3 ■ CORTESI BURATTINAIO: UNA SCELTA DI VITA pag. 4 ■ I QUADERNI BREMBANI A QUOTA SETTE pag. 4 ■ BERGAMASCHI ILLUSTRI: CAIO CORNELIO MINICIANO pag. 5 ■ ASSUNTA TAGLIAFERRI: STORIE VERE DI UNA VALLE pag. 6 ■ IL LIBRO DEI B ATTESIMI pag. 6 ■ UNDICI «SORELLE» INSIEME SU UN CALENDARIO pag. 7 ■ ILSECONDO LIBRO DI GIGI PASTA pag. 7 ■ ALFREDO FAINO, O DELLA NOSTALGIA pag. 8 ■ I «LUDI CARTACEI» DI PRIMAVERA: UNA PARTITA IMPORTANTE pag. 8 ■ POLITICA COMUNQUE pag. 8
ALLA FINESTRA Basta che non sia un pesce
Delle cose inevitabili come il tram che porta in valle -una intanto, duplicabile caso mai per duro calle-, soggiogati all’uso vecchio, se ne parla da parecchio. Tempo fa, dico pochissimo, potrebbe essere l’altrieri, c’era allarme e disperavano per mancanza di tramvieri, chè nissü uramài l’acèta... de guidà co la manèta. Poi è sorta un’ics d’incognita. Questo tram... a campanello, che traversa il suolo pubblico, va in binario... ma a livello; qualchedun si può distrarre, ci vorranno o no le sbarre? Niente, no, la sbarra è inutile, manco è scritta nell’agenda. Il ministro è contentissimo, non vuol proprio che si spenda. Scritto l’ha! Sarà uno schiaffo? Il Rettor se ne fa un baffo. La vicenda è giunta all’apice. Bello, pronto, in grande stile, lustro assai, sferrante, rapido, questo tram l’avremo a aprile. Se si vuole tutto riesce... pur che in fine non sia un pesce!
Francitus
Nelle parole di Mons. Andrea Paiocchi e di Don Martino Campagnoni
Ricordo del prof. Vittorio MoraDall’omelia pronunciata nel corso della cerimonia funebre da Mons. Andrea Baiocchi, parroco di Borgo S. Caterina, riprendiamo alcuni passi che bene illustrano i rapporti dell’illustre studioso con la sua parrocchia. Il ricordo di Don Campagnoni, letto nella stessa occasione, completa il ritratto di uno dei personaggi di maggior rilievo della cultura bergamasca del Novecento, cui anche il Ducato di Piazza Pontida deve tanto.
La fede ricevuta dall’educazione in famiglia, formata all’oratorio di Santa Caterina alla scuola soprattutto di don Pierino Rovaris e di don Tarcisio Lazzari. Richiamo che torna particolarmente caro in questo giorno della ricorrenza liturgica di San Giovanni Bosco. La grande cultura accumulata in anni di studi severi e assidui, soprattutto nelle materie letterarie e storiche, non ha certo spento in lui i valori cristiani; li ha anzi arricchiti soprattutto condividendo ad ogni occasione le iniziative culturali e formative fiorite nel Borgo. La signora Maria Teresa e tutti i familiari potranno testimoniare il suo attaccamento anzitutto alla sua casa e alla moglie che l’ha accompagnato per tanti anni. Fino ad accudirlo in tutti i modi nel tempo della vecchiaia e nei mesi dell’acuirsi della malattia, standogli al fianco sia in casa che in ospedale. Fino a quando Vittorio ha potuto muoversi, era persino commovente osservare la coppia passeggiare per le vie del Borgo. Ma il prof. Mora era una figuraben nota nel panorama cittadino e provinciale. È'stato giustamente richiamato il suo impegno come amministratore pubblico, con l’incarico dell’assistenza ai più svantaggiati della nostra città. Ha dedicato gli anni più fecondi della sua vita all’insegnamento delle materie letterarie, fino alla presidenza dell’Istituto per Ragionieri «Vittorio Emanuele II» in anni non facili. Mi sia permesso ricordare i suoi interventi saggi al collegio docenti dell’Istituto, dettati da una visione insieme comprensiva ma anche inflessibile quando sapeva in gioco valori che riteneva irrinunciabili sul piano educativo. Nel gennaio 1970 teneva nel teatro del nostro Borgo una conferenza alle Donne di Azione Cattolica sul tema: «La contestazione alla scuola». Vittorio ha amato la montagna, ha trascorso con gioia le sue vacanze a Vilminore, innamorandosi della Valle di Scalve. Era notissimo a tutti per la passione che ha sempre coltivato per il dialetto bergamasco, al quale ha voluto dare dignità a livello lessicale e grammaticale, lavorando per l’Ateneo di Scienze, lettere ed Arti di Bergamo e collaborando col Ducato di Piazza Pontida in veste di grammatico ducale. Resteranno esemplari le sue pubblicazioni tese a scoprire, dietro il vernacolo, una cultura locale che tanto può dire anche al nostro tempo. La sua appartenenza a Borgo S. Caterina gli ha fatto amare i personaggi cresciuti qui, che hanno illustrato Bergamo nell’arte, come nel teatro e nella poesia dialettali. Intervenne in più occasioni nell’ambito del Circolo di Cultura sorto nella nostra Parrocchia negli anni ‘50 con interventi diversi. Penso a quello del 1954 sul «Contributo dei cattolici al Risorgimento », del 1961 agli incontri organizzati dalla localie Acli sull’enciclica «Mater et magistra». Era molto apprezzato per la commemorazione ufficiale dei personaggi del Borgo, soprattutto nella sede del «Forno» inaugurata nel marzo 1968. Non mancò mai di dare il suo apporto nei tanti incontri programmati dai Veterani Excelsior in onore dei poeti Angelo Pedrali, Giuseppe Mazza, Renzo Avogadri o degli artisti come Luigi Angelini, Nino Nespoli, Ponziano Loverini. Curò i fascicoli sulla storia e sulle opere d’arte del nostro Santuario dell’Addolorata. Ebbe parole commosse ai funerali del mai dimenticato rettore del Santuario don Angelo Bonizzoni nel dicembre 1985. Mons. Andrea Paiocchi Il prof. Vittorio Mora è stato un uomo attivo ed impegnato in molti ambiti, da quello sociale a quello culturale a quello amministrativo, è stato un intellettuale che ha saputo porre il suo sapere ed i suoi studi a servizio della comunità e della memoria. A farci incontrare è stato il comune amore per le nostre radici, per la nostra terra, per la nostra gente, per quella bergamaschità di cui entrambi siamo sempre andati fieri. Con Vittorio ho firmato due volumi, 1000 proverbi bergamaschi e Una curiosa geografia bergamasca, che dal titolo potete intuire essere delle opere legate più che mai alla tradizione e al folclore bergamaschi. La stesura di questi libri mi ha permesso di conoscere a fondo Vittorio, di rimanere ammirato dalle sue cognizioni e competenze, ma in particolare di apprezzarne le qualità umane, le uniche che possono trasformare il freddo nozionismo in cultura viva, amata e capita dalla gente, un sangue vitale che circola, nutre e conserva unita la comunità. La sua conoscenza del dialetto bergamasco lo ha reso un collaboratore indispensabile per tanti autori che, come me, hanno voluto lasciare un modesto contributo alla cultura bergamasca. Non poteva mancare un suo consiglio quando bisognava cimentarsi con una vera e propria lingua come il dialetto bergamasco. Vittorio era spinto da un interesse culturale che sfociava in vera e propria passione per lo studio. Ma un uomo come lui non deve essere ricordato solo per quello che ha fatto, ma soprattutto per quello che è stato, perché Vittorio era un vero galantuomo. E forse più della sua cultura colpiva, in chi lo conosceva, il suo spessore umano, l’onestà, la correttezza, la cortesia e la buona fede con la quale si rapportava agli altri. Io parlo da sacerdote quale sono e dico che Vittorio era un buon cristiano, viveva il messaggio evangelico dentro di sé, e lo manifestava nel suo essere e nel suo andare verso il prossimo. Ricordo quando arrivammo alla fine della stesura del libro 1000 proverbi bergamaschi e ci accorgemmo che i proverbi erano solo 998, ne mancavano ancora due. Il problema era che il nostro repertorio di conoscenze e ricerche si era esaurito. Decidemmo di inventarne noi altri due, dando voce al sentimento popolare bergamasco. Ci sfidammo in un divertente e fanciullesco duello intellettuale a colpi di massime dialettali. Vittorio fu il primo a colpire con una stoccata vincente: «Ol Signùr a l’zöga a scòndes; tóca a nóter a sircàl» (Il signore gioca a nascondino; spetta a noi cercarlo). Io risposi all’affondo: «Ol Signùr a l’và coi sàcoi, ma l’ghe ciapa töcc» (Il Signore va con gli zoccoli - quindi non può correre - ma ci raggiunge tutti). Adesso i proverbi erano mille esatti. Ma Vittorio voleva avere l’ultima parola, «un diritto di anzianità...» disse celiando, e dal cappello della sua fantasia trasse fuori un altro proverbio: «Laorà compàgn che s’gh’èss mai de mör, pensà compàgn che s’gh'èss de mör indomà» (bisogna lavorare come se non si dovesse mai morire: pensare come se si dovesse morire domani). Giudicai quell’aforisma talmente sentito e profondo che pensai dovesse essere pubblicato comunque, anche se sarebbe stato il numero 1001. Fu Vittorio a trovare la soluzione che permetteva di non contraddire il titolo, il suo proverbio sarebbe stato messo a degna chiusura dell’opera, «la conclusione delle conclusioni», e sotto quel titolo lo pubblicammo. Mai come ora mi sembrano aride le parole con le quali amavamo giocare io e Vittorio, insufficienti per esprimere la mia commozione per la morte di un amico stimato. Con la scomparsa del prof. Vittorio Mora è innegabile che sia venuto a mancare un uomo degno della nostra memoria, un tassello importante nel mosaico variegato che compone il mondo culturale bergamasco.
Sac. Martino Campagnoni
A Clusone nei giorni 27, 28 e 29 marzo F.I .I.T.P. - Il fanciullo e il folklore
Il Fanciullo e Folklore XXV Edizione è una manifestazione internazionale organizzata, annualmente, dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari, dove gruppi folclorici e scuole elementari e medie, provenienti da tutte le Regioni d’Italia e dall’estero, s’incontrano per confrontarsi e divulgare la propria cultura tradizionale. La manifestazione è itinerante e si svolge ogni anno in città differenti. Oltre 1000 ragazzi si incontreranno quest’anno a Clusone, in provincia di Bergamo. La manifestazione è organizzata sotto l’alto patrocinio dell’Unesco-Italia con la collaborazione dell’Unione Internazionale delle Federazioni dei gruppi Folklorici Europei ed extraeuropei (I.G.F.), dell’Internationale Organisation für Volkskunst (IOV), dell’Amministrazione comunale «Città di Clusone », Assessorato al turismo e tempo libero, e della Presidenza della Provincia di Bergamo. Collateralmente all’incontro di tutti i gruppi folklorici e scuole elementari e medie, vengono organizzate:
1) Etno demo antropologico film festival; il tema sarà : Devozione Popolare - Festa Tradizionale 2) Due giornate di esibizione dei gruppi 3) Parata Internazionale della Gioia
PROGRAMMA : Venerdì 27 marzo 2009 h. 19.30: Teatro oratorio Clusone: Cerimonia d’apertura con la partecipazione di tutti i gruppi in costume. Esibizione di 12 Gruppi
Sabato 28 marzo 2009 h. 14.00 Auditorium teatro scuole medie: proiezione filmati etnodemoantropologico film festival. h. 19.30 Teatro oratorio Clusone - ripetizione Cerimonia d'apertura con la partecipazione di tutti i gruppi in costume (esibizione di altri 12 gruppi)
Domenica 29 marzo 2009 h. 08.30 S. Messa Basilica di Santa Maria Assunta. h. 10.30 Parata Internazionale della Gioia (tutti i gruppi in costume)- percorso da stabilire; h. 12.00 Piazza dell’orologio Clusone: Cerimonia di chiusura e premiazione.
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