:: Giopì 2009  
 
Giopì n. 6 - 31 marzo 2009 ::  

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Giopì n. 6
31 marzo 2009





 

IN QUESTO
NUMERO:
 

■ BERGAMO NOTA, MENO NOTA, SCOMPARSA pag. 2
■ LA DIRETTISSIMA BERGAMO - MILANO pag. 2
■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3
■ AMORE, VITAGRAMA E RESISTENZA A BRUSAPORTO pag. 4
■ CORTOMETRAGGIO CHE PASSIONE pag. 4
■ BERGAMASCHI ILLUSTRI: MAURO CODUSSI pag. 5
■ PER IL MONASTERO DI ASTINO UN FUTURO DEGNO DELSUO PASSATO pag. 6
■ ILVAMPIRO DELLA PADANIA CHE FU STUDIATO DA LOMBROSO pag. 6
■ LO ZANUL: CANTASTORIE O ANONIMO LETTERATO? pag. 7
■ ILPREM,IO LETTERARIO «CAMPANILE D’ORO» pag. 7
■ A ROMA I CANTA pag. 8
■ CONVIVIO DI PRIMAVERA: IL19 APRILE A MARTINENGO pag. 8

ALLA FINESTRA
Ansietà

che vuol dire penitenza, tuttavia si può sorridere basta star nella decenza; ci è venuta l’ansietà d’occhieggiar di qua e di là. Le zanzare tigre, sciamano prima ancor che venga estate; gli Enti acconci disinfestano con un: «Marsc’: disinfestate!». Noi sommessi a tutto fare... principiamo già a grattare. Stan giungendo telecamere nuove, puoi ben dir, sovente. Chissà mai dove le appoggiano? Non ci è dato veder niente. Ma si salvano così «Zeta-ti-elle e Pi-gi-tì». Per i cani, mostri o docili, già legati a quel pendaglio, si dovrà, per legge sadica, raccorciar vieppiù il guinzaglio, stretti a far... quella funzione sulle scarpe del padrone. Grave è il fato che perseguita
quei due o tre Parlamentini sempre in ansia per conoscere l’entità dei lor destini. L’assessor l’ha detto già che... non sa come farà.

Francitus


Dieci anni fa ci lasciava improvvisamente il nostro Brasca Ü

Ricordando Francesco Barbieri

Dalla commemorazione letta il 23 marzo scorso al Teatro Donizetti riprendiamo alcuni passaggi Anna Barbieri, cugina di Franco, lo ricorda fanciullo: «era come il cielo di marzo, sole e nuvole, pioggia e arcobaleno. [...] Tra i pantaloni alla zuava e quelli lunghi Franco scriveva già poesie, dipingeva, si interessava di arte, teatro e letteratura; con entusiasmo fece la sua gavetta al Giornale di Bergamo, seguendo la sua innata passione per il giornalismo. Fu amato, rispettato e rimpianto da tutti; come testimonia la veramente straordinaria partecipazione di popolo, di autorità e di amici alle sue esequie. Per questo, ricordandolo con commozione e rimpianto, ho scritto di lui, troppo presto strappato all’affetto di parenti ed amici: «Giornalista e gentiluomo, animo di artista, “Scintilla” luminosa della famiglia». Gianmaria Savoldelli, che ci ha aiutato a raccogliere queste testimonianze, richiama alcuni simpatici episodi di gioventù, che ci rivelano un Franco Barbieri pieno di vitalità e di idee, capace di attrarre simpatie e di metterle al servizio di iniziative di solidarietà, come fu, ad esempio, la raccolta di fondi per dotare il nostro Ospedale di un polmone artificiale. Venendo meno ad un impegno di riservatezza fin qui impostosi, ricorda che dopo la scomparsa dell’amico il di lui figlio Giorgio gli consegnò una lettera trovata fra le carte del padre: Franco era preoccupato per l’operazione cui stava per sottoporsi, ma «ringraziava Dio per la fortuna che gli aveva concesso di avere tanti doni: la famiglia, la moglie, il figlio e la nostra amicizia ». Un’amicizia, che dura ancor oggi ed è motivo di orgoglio per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscere e frequentare Francesco Barbieri Pierfranco Goggi ha voluto ricordare «l’altra penna della sua vita», quella di alpino. Allo «Scarpone Orobico» del 1985 dichiarò: «L’adunata di Bergamo del 1962, ebbe un successo strepitoso. Più di centomila alpini accorsi da ogni parte del mondo. Cominciò proprio a Bergamo l’attenzione della stampa per l’adunata nazionale e da allora mi è toccato di fare l’inviato al raduno annuale: arrivava la «cartolina precetto» dell’allora colonnello, poi generale, Rasero e dovevo partire. La morosa spalancava gli occhi azzurri e immancabilmente ripeteva: «Lo fai apposta». Piero Marcellini ricorda che il nostro inesauribile Brasca si cimentò perfino nella regia. Fu un’esperienza breve, ma servì a cementare un’amicizia lunga. «Negli anni ‘50/’60 G..S. (Gioventù Studentesca), diretta dall’indimenticabile e carismatico Don Tito Ravasio, era il punto d’incontro di tutti gli studenti. Lì nacquero il Concorso delle orchestrine, il Soap Box Rally, il T.T.B. (Teatro Tascabile di Bergamo). Sul finire degli anni ‘50 si presentarono due ragazzi che volevano fare teatro: Franco Barbieri e un certo Chiesura. [...] Non recitarono mai, ma Barbieri si cimentò come regista e, sotto la sua direzione, andò in scena al Cinema Arlecchino «Gigi» di Colette con un dignitoso risultato. [...] Ci trovavamo spesso, in piena notte, sui gradini del suo terrazzo prospiciente il giardino, a fumare l’ultima sigaretta della giornata, o se si vuole, la prima del giorno dopo. Parlavamo di tutto. Dagli UFO ai suoi Alpini. Dall’abusivismo dei parchimetri alla politica che ci trovava diametralmente opposti. Lui fervente liberale io socialista convinto». Dell’impegno politico di Franco Barbieri ha invece parlato Carlo Saffioti: «Consigliere comunale e capogruppo, membro della segreteria provinciale, vice segretario regionale: questi gli incarichi ricoperti da Francesco Barbieri nella sua lunga e intensa militanza politica, dagli anni ‘70 al febbraio 1994 quando il P.L.I. si sciolse. Poi aderì a F.I. [...] Dopo le elezioni del ‘96 si era ritirato dalla vita politica attiva, preferendo la schiettezza, tra l’entusiasmo e il ruolo sociale e culturale, del Ducato all’opportunismo, alla confusione, all’inconcludenza di un mondo politico troppo deludente. Per oltre 20 anni Francesco Barbieri è stato il riferimento costante e sicuro per quanti in nome della libertà si rifacevano alla cultura liberale risorgimentale, riattualizzatasi nell’Italia degli anni ‘50 e ‘60. Fu, nella difesa e nell’affermazione di quei valori, tenace e intransigente: non si concedeva cedimenti o compromessi, non era disposto ad alcuna mediazione [...] riusciva a mettere nel suo discorso tanta energia e tanta forza da sembrare quasi quello che non era, cioè aggressivo e poco tollerante. L’impressione però durava un attimo. Non riusciva a tenere rancore, non concepiva di poter proseguire lo scontro fuori dalle aule; era per lui inammissibile trasformare in nemico l’avversario.» Significativamente, di questa sua caratteristica parla anche Ermanno Comuzio, suo collega al «Giornale di Bergamo», che, accanto alla cultura poliedrica, ne segnalava l’innata bontà e la grande tolleranza, che «gli vietava di scorticare vivi tanti personaggi di comune conoscenza, come facevano con voluttà molti altri, dotati di linguacce affilate come coltelli.» Un atteggiamento confermato anche in tutti i numerosi incarichi successivi, in campo giornalistico, editoriale, culturale. Divenuto Duca di Piazza Pontida si dedicò con la consueta passione al «Giopì» dove invitò Comuzio ad entrare come collaboratore: «magari scontrandosi con me a proposito del dialetto, che io osavo discutere in determinati suoi aspetti (per esempio nella meccanica teatrale delle nostre commedie bergamasche) argomento sul quale non ammetteva critiche dato il suo amore totale, viscerale per questa voce dell’essenza orobica. E ancora una volta tutto si risolveva in un sorriso
conciliatore, un brillare degli occhi, un incitamento ad andare avanti, sempre avanti». Numerose, naturalmente, le testimonianze sul grande amore della sua vita, il giornalismo. Roberto Ferrante, ricorda gli esordi, insieme, nel periodico della F.U.C.I. bergamasca «La Lanterna»; poi Barbieri fece una brillante carriera nel «Giornale di Bergamo », diresse «Bergamo TV», quindi fu redattore a «La Notte» e al «Campanone », collaboratore di diverse testate nazionali, fondatore egli stesso di diversi periodici. Annota Ferrante: «Più che insegnare preferiva raccontare, guardare, cercare di capire e poi riferire con onestà, senza travisamenti; che è poi ciò che si chiede a ciascun giornalista». Concludiamo con un breve ricordo di Bruno Agazzi, l’attuale Duca Lìber Prim, il quale dieci anni fa, al momento della scomparsa di Brasca Ü, scriveva sul «Giopì»: «Questo grande uomo, con la sua affabilità, intelligenza, ma soprattutto dirittura morale, ha portato il nostro sodalizio a tali livelli che arduo sarà il compito del suo successore ». Ancora non sapeva che sarebbe toccato proprio a lui rilevare il testimone e guidare il Ducato in questi anni. Ispirandosi anche alla grande lezione di Francesco Barbieri.

A cura di Gianluigi Morosini


Un cordiale benvenuto al nuovo Vescovo di Bergamo
Mons. Francesco Beschi

Ma è proprio vero che le rivalità tra Bergamo e Brescia siano rimaste così forti nel tempo tanto da determinare ancora oggi sensibili scontri nei settori della politica, delle strategie aziendali, delle scelte economiche e culturali, della viabilità e non ultimo dello sport? In passato, poi, le cronache medievali ricordano come le acque del fiume Oglio, linea di confine naturale tra le due province, risultassero spesso arrossate dal sangue di migliaia di soldati che si scannavano per il possesso di questa o quella roccaforte (Volpino, Qualino, Ceratello), in realtà insignificanti cumuli di pietre senza alcun valore storico, artistico o strategico, ma nell’ideale collettivo fortemente legate alla tradizione e all’orgoglio delle popolazioni locali Nell’ambiente ecclesiastico pare invece che, almeno nel recente passato, le cose siano andate ben diversamente e che ancora oggi si mantengano su un piano fortemente collaborativo: Bergamo aveva già dato due vescovi a Brescia

Mario Locatelli


: WebMaister print 30/03/2009 - 19:46
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