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Giopì n. 7 15 aprile 2009
Mezza quaresima: la sfilata dei record Hanno sfilato per le vie di Bergamo oltre 3.300 persone e un'ottantina fra gruppi, bande e carri Tutto si è svolto con ordine e senza problemi, grazie anche allo spirito di collaborazione dei numerosi partecipanti. Ad assistervi, ancora una volta, circa quarantamila persone
Tutti uniti da una grandeallegria per dimenticarei problemi del presenteI NUMERI D’accordo, non dicono tutto. Ma qualcosa vogliono pur dire. Per esempio che, in un momento di grossa difficoltà economica e di diffuse preoccupazioni per il futuro, la gente risponde cercando occasioni d’incontro, di evasione, di svago. Questa è la prima e più scontata ragione del grande successo che l’iniziativa del Ducato di Piazza Pontida ha riscosso quest'anno. Ma probabilmente c’è dell’altro: la netta preponderanza dei carri rispetto ai gruppi e alle bande (oltre la metà dei circa ottanta complessi che hanno partecipato), e cioè della formula di esibizione carnevalesca che richiede maggior impegno collettivo, ci dice anche della voglia di mettersi insieme e di collaborare ad un progetto comune. Servono mesi di incontri, di lavoro, di sacrifici non solo economici per dare vita ad un sogno comune, destinato a durare qualche giorno o qualche settimana. Ecco. Pur senza esagerare nel voler attribuire significati sociologici che vadano al di là della tradizionale voglia di far festa, ci sembra un buon segno. Se paesi come Fiorine, Palosco, Carobbio, Pontida, Albano, Comun Nuovo - per citare solo i gruppi più numerosi - riescono a mettere insieme cento o duecento persone intorno ad un’iniziativa collettiva, forse le nostre comunità non sono così disgregate come ogni tanto ci capita di pensare; forse la società odierna non è solo una massa di individui che si sfiorano senza incontrarsi davvero. I TEMI Qui, per contro, non c’è molto di nuovo da dire. Prevalgono, come da diversi anni a questa parte, quelli più «leggeri», chiaramente ispirati alla voglia di evadere da una realtà che, con ogni evidenza, non viene percepita come molto allegra.Evadere nei personaggi delle favole, dei cartoni animati, dei film per ragazzi (così, ad occhio e croce oltre una ventina) è un modo per offrirsi una giornata diversa, per ritrovarsi, in famiglia, insieme ai più piccoli, cui è bello poter donare una rievocazione del loro mondo fantastico. Evadere negli ambienti storici più lontani o esotici (l’antico Egitto o il Medioevo dei castelli e dei cavalieri, i «magici» anni ‘60, il country americano o l’India fascinosa, il mito antico dell’Arca di Noè o gli eroi omerici di Troia) un modo per allontanare dal pensiero le numerose paure che ci fanno compagnia negli altri giorni dell’anno. Pochi, ancora una volta, i temi legati all’attualità politica o sociale, che, evidentemente, non pare in grado di offrire suggestioni alla fantasia neanche sotto le vesti della satira e dell’umorismo (un solo gruppo, ad esempio, ha toccato il problema della crisi economica, tra l’altro senza accentuare i toni della protesta, sia pure nella forma grottesca che è propria di questo tipo di manifestazioni). Insomma: un Carnevale sempre meno trasgressivo, in contrasto con le sue origini storiche, quando questo era veramente il giorno in cui regole e ruoli (forse perché allora essi erano assai più rigidamente definiti e imposti) «saltavano» ed era consentito fare i matti». I PREMI Le scelte della giuria - per quanto opinabili, come è inevitabile - hanno cercato di tenere conto di tutto ciò, premiando, in genere, le idee meno scontate e le realizzazioni più innovative, pur tenendo in conto anche l’impegno espresso dai partecipanti, il grado di complessità degli allestimenti, la partecipazione corale di certe comunità, lo sforzo di dare una «forma» ed una regia all’insieme, senza limitarsi a farlo sfilare davanti agli spettatori. Ma per quanto riguarda questo aspetto vi rimando alle motivazioni con cui sono stati assegnati i premi: pur nella loro estrema e, per ragioni di tempo, obbligata sinteticità mi sembrano abbastanza eloquenti.
*** In conclusione: una sfilata da record che ha superato ogni nostra aspettativa e previsione, tanto da farci sforare ancora una volta gli orari e da costringere la giuria ad una corsa contro il tempo. Ma questo è un problema che lasciamo agli organizzatori ed ai numerosissimi collaboratori, cui va il plauso ed il riconoscimento di tutti i soci del Ducato e - crediamo - anche di moltissime migliaia di Bergamaschi.
Gianluigi Morosini
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