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Giopì n. 8 30 aprile 2009
IN QUESTO NUMERO: ■ VIANULLO: PEGGIORERÀ LASITUAZIONE DELTRAFFICO pag. 2 ■ LA PAGINA DELLA POESIA BERGAMASCA pag. 3 ■ CLAUDIO GUERINONI ARTISTA«BORDERLINE» pag.4 ■ ANDREA GIBELLINI: RIFLESSIONI DA UNA VITA ILLUMINATA DALLA FEDE pag.4 ■ BERGAMASCHI ILLUSTRI: ENRICO LUIGI DALL’OVO pag. 5 ■ GROSSI E D’AZEGLIO COINQUILINI DI DON LISANDER pag. 6 ■ UNA VITA DEDICATA ALL’ARTE pag. 6 ■ «RICORDI RINATI», UN ESEMPIO FRAI TANTI pag. 7 ■ ALL’UCAI POESIE GIOVANNEE E D’AMORE pag. 7 ■ ILRECUPERO DEL MONASTERO DI ASTINO - 2 pag. 8 ■ IL31° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ ANNO 2009 pag. 8
ALLA FINESTRA Il raid dei SindaciQuando cerchi un punto debole per poterlo riferire, ma ti senti all’atto inabile, cosa fai per non fallire? Sulle Poste il tuo baleno scocchi... e poi t’attacchi al treno. Sulle Poste che, infallibili, per la Pasqua ormai trascorsa, son riuscite a corrispondere puntualmente, in folle corsa, quegli auguri - oh, quanti affanni! - già imbucati or son vent’anni. C’è chi ha urlato al grave scandalo, chi, persino, ha bestemmiato. Noi, per essere più soffici, non abbiamo disdegnato. Dopo tutto è appariscente che... non perdono mai niente. Per il treno, invece, squallido ormai, mezzo di trasporto, s’è saputo il raid dei Sindaci protestanti in alto loco, Son partiti pari pari... come tanti pendolari. Quale poi sia stato l’esito di quest’ultima protesta, non si sa... Vedremo in seguito. Son partiti a lancia in resta, di buonora aitanti e forti. Son tornati stanchi morti.
Francitus
Fitp: il Fanciullo e il folclore A Clusone un’edizione da incorniciareLa 25.a edizione de «Il Fanciullo e il Folklore», Rassegna internazionale di folklore giovanile organizzata dalla FITP (Federazione Italiana Tradizioni Popolari) e svoltasi a Clusone a fine marzo, va in archivio con un pieno di soddisfazioni: successo di numeri (sforato il tetto delle mille presenze) e di consensi: ottima qualità della manifestazione nel suo complesso, con protagonisti canti, balli e abiti tradizionali. Tutto ben riuscito, dall’accoglienza alla partenza, dalla cerimonia di inaugurazione a quella di premiazione, compresi i due spettacoli dei Gruppi Folklorici e delle scuole partecipanti, andati in scena sul palcoscenico del Teatro Oratorio, il Concorso Etnodemoantropologico Film Festival, svoltosi nell’Auditorium delle scuole elementari, la Messa nella Basilica di Santa Maria Assunta. Nella splendida località turistica della Val Seriana sono stati vissuti tre giorni di festa all’insegna del folklore con bambini e ragazzi provenienti da otto regioni italiane (Sardegna, Calabria, Campania, Molise, Marche, Toscana, Lombardia) e cinque paesi esteri (Russia, Lituania, Repubblica Ceca, Croazia, Grecia) per un totale di 23 tra gruppi e scuole. Ha presentato Simona Visinoni. Positivo anche il Concorso Etnodemoantropologico Film Festival: 14 fra gruppi e scuole hanno partecipato all’edizione 2009 che aveva per tema «Devozione popolare, festa tradizionale». Al primo posto si è classificato il Gruppo Folklorico «Le Gemme del Gargano» di Cagnano Varano (Foggia), con un elaborato su una festa religiosa legata alla tradizione popolare del paese che ha un suo riferimento storico nell’apparizione della Madonna delle Grazie. Al secondo posto il Gruppo Folklorico «Diemedelis» (Lituania); al terzo il Gruppo «Is Currullerisi de su brugu» di Oristano. Premio speciale «Gino Avella » all’Istituto Comprensivo «Cardinale Dusmet» di Nicolosi (Catania). Il concorso è stato patrocinato dalla Città di Clusone, dalla Provincia di Bergamo, dalla regione Lombardia-Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie e si è avvalso, come in ogni edizione, dei «marchi» mondiali IGF (Union Internationale des Fédérations de Groupes Folkloriques), IOV- UNESCO (Internationale Organisation für Volkskunst), EFCO (European Folk Culture Organisation) e CID (Conseil International de la Danse), con la collaborazione di Archimede Eventi e Spettacoli e dell’Associazione ASTRA. La pioggia ha invece fatto saltare la «parata della Gioia», appuntamento rinviato a Corinaldo (AN) dove si svolgerà la prossima edizione.
Dal sito ufficiale della FITP
A colloquio con Franz Cancelli L’arte mutevole e intrigante di un geniale autodidatta
Partendo da materiali poveri e di recupero Franz Cancelli ha saputo creare maschere originali ed affascinanti e utilizzarle in performance di grande presa visiva e spettacolare. All’inizio, un giovane pieno d’interessi per ogni attività creativa, dalla ceramica alla scultura alla pittura, in contrasto con gli studi tecnici che seguiva. Poi, a Venezia, la scoperta del mondo intrigante delle maschere e l’incontro - decisivo - con Maurizio Scaparro, direttore artistico della Biennale e ideatore di suggestivi carnevali veneziani. Da qui è iniziata un’attività artistica che, per oltre vent’anni, ha portato Cancelli, con le sue innumerevoli creazioni, in giro per il mondo, protagonista di mostre e spettacoli, collaboratore di scenografie teatrali e cinematografiche, realizzatore di video e servizi fotografici; il tutto sullo sfondo di paesaggi esotici o familiari, sempre, comunque, trasfigurati e interpretati con mutevole fantasia attraverso i suoi personaggi. Lo incontriamo nella sua casa-laboratorio di Via Manzoni a Bergamo, trasformata in una sorta di esposizione permanente, di riassunto visivo della sua multiforme capacità creativa: maschere ovunque, copricapi di ogni foggia e colore, costumi, quadri e, soprattutto, acquarelli, in cui ricrea (o progetta) i suoi innumerevoli personaggi. Da un anno, cessata l’attività lavorativa, si dedica a tempo pieno a questa sua divorante passione, per la quale ha fondato l’Associazione «Masques et Bergamasques». Fitp: il Fanciullo e il folclore A Clusone un’edizione da incorniciare Ecco: per cercare di afferrare, nei limiti ristretti di una breve conversazione, alcuni aspetti della multiforme attività di Cancelli, possiamo partire da qui. «Ho preso in prestito il nome dal Verlaine di «Clair de lune» per più ragioni. Intanto perché rispecchia il mio amore e la mia vicinanza alla lingua ed alla cultura francesi; poi, e soprattutto, perché la celebre lirica verlainiana bene esprime sia l’intima essenza di un’arte che mescola parole, musica e pittura (in un’ibridazione di forme espressive che anch’io ricerco nelle mie esibizioni), sia un’atmosfera sottile e raffinata, che nasconde un’inquietudine indefinibile, una malinconia di fondo che si cela dietro la maschera. Aggiungo che il richiamo alle «bergamasche » (danze originarie di Bergamo del XVI e XVII secolo) definisce, in un certo senso, il mio modo di interpretare l’identità bergamasca, ricollegabile alla cultura ed all’arte veneziana. C’è il folclore bergamasco popolare e contadino, ma c’è anche questa componente che si collega ad un aspetto più “alto” della danza e del teatro. Questo senza alcun atteggiamento snobistico, perché anch’io cerco di farmi capire da tutti». A proposito di teatro, negli spettacoli che lei allestisce si coglie un qualche nesso con la Commedia dell’Arte. Sbaglio? «Non sbaglia. Io stabilisco una sorta di canovaccio, scelgo le basi musicali e poi lascio ai ballerini una certa libertà di interpretazione, il che consente loro di entrare più facilmente in sintonia con il luogo, lo spazio, il pubblico. Sono ballerini esperti che operano insieme da 10 o 15 anni, il che favorisce quell’intesa reciproca che consente un’efficace improvvisazione». Un’ultima domanda. Il suo lavoro ha riscosso interesse e apprezzamento ovunque, anche all’estero. E a Bergamo? «Il mio rapporto con Bergamo è stato più conflittuale, nel senso che ho la convinzione che la mia attività non sia stata adeguatamente riconosciuta, tant’è che non ho mai avuto alcun tipo di contributo da istituzioni pubbliche o private. Per altro devo aggiungere che vengo periodicamente chiamato dal comune o dall’APT per partecipare agli spettacoli carnevaleschi o ad altre iniziative e l’anno scorso il comune mi ha organizzato una bella mostra al Donizetti. Spero comunque che in futuro anche nella mia città avrò soddisfazioni paragonabili a quelle che ho avuto - numerose - fuori dai patrii confini».
A cura di Gianluigi Morosini
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