Lìber Prim

A
differenza di tutti i suoi predecessori, che entrarono in Ducato per la
porta principale, il X Duca vi entrò per la porta di servizio, quale
risultante di eventi biografici che qui cercherò di illustrare
sinteticamente.
Terminata la scuola dell'obbligo, i provvidi genitori del piccolo Bruno,
per dare al figlio un mestiere in mano, come si diceva un tempo, lo
spedirono al Patronato di S. Vincenzo, rinomata fucina di artigiani e
tecnici specializzati, fondata da quel don Bepo Vavassori che, per la
gioventù, fece assai più di tutti i ministri dell'Istruzione che si sono
succeduti in Italia dal dopoguerra ad oggi. Nella gamma delle
possibilità offerte dal Patronato, Bruno scelse il ramo della tipografia
e, conseguito il suo bravo diploma, cominciò l'apprendistato nel
mestiere e nella vita. Intanto, sul fronte del Ducato, già vivente il
Duca Lodovico I, si evidenziavano alcune difficoltà di carattere
finanziario, tanto che il GIOPÌ dovette sospendere le pubblicazioni col numero 24 del 14-6-1964.
Ma, grazie al munifico intervento di alcuni fedeli sostenitori, tra i
quali il Vice Duca dott. Giò Truffelli, Bigio Milesi, l'indimenticabile
maschera ufficiale, e qualche altro Santo (è proprio il caso di dire),
il GIOPÌ riprendeva le pubblicazioni col numero 25, datato 1-11-1964 (giorno
appunto di Ognissanti); ma qualche penna ce la dovette pur rimettere,
passando da settimanale a quindicinale. Trascorrono sette anni, e,
regnando il Duca Esculapio I, già due tipografi si erano succeduti alla
stampa del quindicinale ed ora occorreva trovarne un terzo. Così che,
dopo lunghe ricerche, finalmente fu trovato Bruno Agazzi, un giovane
sbarbatello di trent'anni o poco più, con tre anni di esperienza
matrimoniale e quattro o cinque di esperienza tipografica, che da poco
si era messo in proprio, impiantando un laboratorio di stampa in un
interno di via S. Tomaso. Agazzi accettò con entusiasmo l'incarico della
pubblicazione.
Questo fu il suo primo incontro col Ducato, un "do ut des", motivato
unicamente da ragioni di lavoro, nel quale, a giudizio di chi seguì
quelle trattative, entrambi i contraenti peccarono forse di eccessivo
ottimismo.
Ma un ottimismo che, alla prova dei fatti e a distanza di oltre
trent'anni, si è dimostrato pienamente e felicemente riuscito e, con
buona pace dei profeti di sventura, ancora oggi egli continua ad essere
lo stampatore ufficiale del GIOPÌ. Ecco perché, all'esordio di queste note, dissi che Bruno Agazzi entrò nel Ducato dalla porta di servizio.
Per curiosità, mi sono preso la briga di sfogliare il primo numero da lui stampato.
Se lo ricorderà ancora? Neanche a farlo apposta era un numero molto
importante per la storia del Ducato, tanto che usciva come "speciale",
numero doppio 11/ 12, datato 30 giugno 1971, per solennizzare l'80° di
fondazione del nostro organo ufficiale "GIOPÌ".
All'eccezionale avvenimento furono infatti dedicati due editoriali del
Duca Esculapio I e del direttore Luigi Gnecchi in prima pagina ed
all'interno, sparse un po' in tutte le pagine, quasi quattro colonne di
composizioni poetiche, riferite sempre all'importante ricorrenza, dei
poeti che allora andavano per la maggiore, quali: Amedeo Goglio di
Piazza Brembana, avv. Martino Vitali di Ciserano, G.B. Galizzi di San
Gallo, Anna Rudelli della Casazza e Nino Gioacchino Gambirasio di
Bottanuco, dei quali, purtroppo, oggi sopravvive solo la poetessa. Non
poteva mancare la relazione tenuta dal prof. Vittorio Mora sui primi 80
anni del GiopÌ, che occupava oltre due pagine intere, ed altre cinque erano destinate alla relazione del direttore del GIOPÌ,
Luigi Gnecchi, sull'attività svolta imperando il Duca Esculapio. Unica
nota triste, in tanto tripudio, il toccante necrologio steso, ancora da
Luigi Gnecchi, in morte di Giacinto Gambirasio, indimenticabile poeta e
cultore delle tradizioni bergamasche in tutte le sue forme, mancato
proprio in quei giorni.
Da quel momento Bruno Agazzi entra gradualmente nella vita del Ducato:
venne nominato cavaliereJ.P. nell'ottobre 1974 dal Duca Esculapio I, e,
nel 1992, ereditò dal sottoscritto anche il pesante incarico di
Tesoriere, sino a quando, con la morte del Duca BRASCA Ü.
il Senato ducale, riunito in solenne seduta il 29 maggio 1999, lo
elesse a grande maggioranza X Duca di Piazza Pontida, il quale sibi
imposuit nomen LÌBER PRIM.
La lunga e costante frequentazione del Ducato, iniziata come semplice
rapporto di lavoro, si è così trasformata col tempo in un interesse
sempre più coinvolgente per la cultura e le tradizioni popolari, che ha
trascinato pure la consorte Primarosa, collaboratrice efficace e
discreta, costantemente al suo fianco.
Così, Bruno Agazzi si prepara ad affrontare il nuovo ruolo di Duca, sia
nel portare avanti le consuete tradizionali iniziative, che nel metterne
in cantiere delle nuove. Fra le sue prime imprese, naturalmente, vi fu
il rinnovamento del giornale, che volle in edizione a colori, ampliata
ed arricchita di numerosi nuovi collaboratori e rubriche.
Ma l'iniziativa più coraggiosa e qualificante fu senza dubbio il varo,
quasi a sorpresa, nel 2000, della Rassegna e del Premio Nazionale di
Poesia Italiana in Lingua Dialettale: coraggiosa, perché la poesia è
un'arte nobilissima ed antichissima, che però non attira le masse ed è
sempre un poco negletta, anche perché non ha diretti ritorni economici;
qualificante, però, perché salda la lunga tradizione del Ducato in
questo campo con quanto di più vivo e di più nuovo offre il panorama
nazionale della lirica dialettale.
Ma in merito a ciò rimando al saggio di Gabrio Vitali, che della Rassegna e del Premio
è stato l'ideatore ed il curatore. Con Lìber Prim, l'anno seguente, è
andata finalmente in porto un'altra iniziativa, attesa dal pubblico
bergamasco, nella misura in cui si va riducendo l'uso del dialetto.
Alludo alla stampa del dizionario, steso nella versione dall'italiano in
bergamasco, da affiancare a quello del Tiraboschi, edito nel lontano
1867. L'opera, frutto delle pazienti e diligenti ricerche degli amici
Carmelo Francia ed Emanuele Gambarini, è stata presentata alla cittadinanza nella sala consiliare dell'Amministrazione Provinciale,
davanti alle civiche Autorità, che hanno avuto parole di vivo
apprezzamento per questa impegnativa iniziativa, recentemente completata
con la pubblicazione della seconda parte, relativa alla sezione
bergamasco italiano.
La più eclatante delle iniziative di Lìber Prim resta comunque il collocamento a
sorpresa di una statua in bronzo dell'Arlecchino, opera dello scultore
Mario Gotti, dal peso di circa cinque quintali, sopra la fontana di
largo Rezzara, avvenuto il martedì grasso del Carnevale 2003, tra la
curiosità dei passanti che, sostando divertiti, hanno creato intorno una
folla plaudente pronta a sottoscrivere un documento, che qualche
settimana dopo - al termine dei festeggiamenti di Mezza Quaresima -
aveva già raccolto la bellezza di quasi seimila firme.
Quella che era nata come una goliardica trovata carnevalescas si è così
trasformata, sia pure con qualche difficoltà che qui non è il caso di
elencare, in uno splendido dono del Ducato alla città.
Proprio alla "sua" piazza il Duca ed il Ducato hanno riservato e
riservano cure particolari: ne hanno seguito con partecipe attenzione la
risistemazione, riuscendo ad ottenere, unica associazione cittadina, la
posa di un grande stemma ducale sul selciato nell'angolo sud ovest; in
Piazza Pontida si svolgono, ormai da alcuni anni, le serie di spettacoli
all'aperto raggruppati sotto il titolo di "Appuntamenti d'estate sotto
le stelle di Piazza Pontida". In quest'ambito una delle iniziative che
hanno riscosso maggior successo, è senz'altro l'incontro con l'opera
lirica: ogni anno viene proposto, sia pure in forma di concerto, uno dei
melodrammi più famosi della nostra ricchissima tradizione operistica.
E' solo un altro dei modi attraverso i quali il nostro sodalizio cerca
di "far uscire" le grandi manifestazioni culturali dal chiuso degli
spazi riservati alle élites, per portarle in piazza, in mezzo alla gente
comune.
Aggiungiamo, a titolo di completezza, l'incontro annuale con le autorità
cittadine in occasione degli auguri per il nuovo anno, che, pur con
toni scherzosamente satirici, riannodano simbolicamente il legame antico
del Ducato con i reggitori della città e della provincia. Col forte
apporto di una nutrita schiera di collaboratori preparati, affiatati e
disinteressati, ed in possesso, a sua volta, di una solida e collaudata
esperienza, ormai più che trentennale, il Serenissimo ed imperversante
Duca LÌBER PRIM procede al gran trotto per nuovi luminosi traguardi, come quando,
con una punta di civetteria, sfila a cavallo in testa al gran corteo di
Mezza Quaresima.