Carmelo Francia (Francitus)
Menabò
Poesie in dialetto bergamasco
A Maria
la cara compagna dei miei lunghi giorni,
ai figli Massimo
e Paolo con Patrizia
ai nipoti Gabriele ed Elisa
con amore
Spunti per una presentazione
Al Francia la poesia gli nasce bergamasca.
Le parole, i ritmi, le immagini, i suoni, tutto ha un'aria malinconica di casa, di pensiero, solitario e introvertito, di scalpiccio in sordina per strade dei borghi, di sguardo alla finestra verso i monti azzurri della sera.
Persino le traduzioni in calce ai testi, rigorosamente letterali, sentono dei sapori e degli odori del dialetto.
Non per via di lessico o sintassi, ma per atmosfera, per sensazioneimpalpabile e tenace allo stesso tempo.
per Carmelo Francia - con quel nome partenopeo! - il dialetto bergamascoè intima lingua veicolare, non solo rifugio dell'anima o mero luogo della memoria.
In dialetto prende naturalmente forma di parola il suo pensiero. In dialetto prende naturalmente forma di parola il suo pensiero. In dialetto gli "ditta dentro" la poesia.
Non ci sono, nei suoi versi, trasporti da un altro lessico, più vivo ed usato, e neppure compiacimenti archeologici da lingua morta e riscoperta: la tranquilla struttura prosodica di un dialetto coltavito ed intelettualmente egemone, raccoglie ogni sfumatura del sentire, ogni scampolo del ragionare e li imbriglia nelle rime e nella metrica sapiente del verso.
La lingua bergamasca fornisce al poeta la parola sigüra / che la 'ngrópe ìl destì a öna stèssa córda / patrimòne de spènd come i monéde: e il poeta fornisce alla lingua bergamasca la garanzia del suo alto mestiere.
La koinè dialettale cui Francia attinge - e che copiosamente alimenta - non ha precise coordinate spazio-temporali, che la collochino in un aregione particolare del nostro territorio o in un tempo determinato della nostra storia provinciale.
Ma non per questo si tratta di un patrimonio linguistisco astratto e atemporale: si tratta invece del portato di un ininterrotto dialogo, intrattenuto con le parole di tutta una vita, dall' infanzia alla vecchiaia, con i versi di un'intera tradizione poetica locale, dal dopoguerra ad oggi.
Ne viene una lingua che, se non può esprimere sempre la voce civile della coralità, non si riduce per questo all'intimismo soggettivo di una sfibrata introversione: il registro è senza dubbio lirico, la voce che canta è personale, ma la cifra malinconica del dettato consente immediata la condivisione emotiva, mentre un prezioso manierismo dello stile trattiene nel distacco intellettuale.
Il suo dialetto è fatto di tante parole ancora di uso corrente, anche se circoscritto, in contrappunto straniante con voci più arcaiche e rare o con lessemi italiani assorbiti, con naturalezza e senza aporie, nella prosodica materna.
E' una lingua, a suo modo, ben viva ed espressiva, senza complessi d' inferiorità e senza concessioni di sorta.
E' una lingua orgogliosa e consapevole di sé, che dice parole di dignità umana, appartata , ma non fiacca.
Francia, ormai il quotidiano di una società, che non parla quasi più il suo idioma locale, viene sostituito dal quotidiano di un individuo, che acanito testimone dell'impegno e logorante scorrere del tempo, si ostina a frapporre reti di parole, di immagini e di suoni per intrappolare e fermare sulla soglia del nulla anche le cose, le sensazioni ed i gesti più minuti e anonimi della vita di tutti i giorni.
La raccolta che qui si apre, predisposta nell'anno dell'ottantesimo genetliaco, documenta l'acribia e la solerzia con cui Francia s'è dato al suo impegno di poeta, negli ultimi dieci anni.
E', la sua una battaglia di sempre, dura e senza soste, che grandi soddisfazioni non ne dà. La cosa più difficile è dominare la disperazione, scioglierla in leggera malinconia, allontanare il peso del dolore.
Come nello struggente attacco di Rotàie, poesia del '98:
Lónghe com’i è i rotàie i règna spàsem
dóma a pensàga: i sènt de lontanansa,
come l’aria ‘n de stansa
quando la pórta udùr de prim inciòster.
Se regórdet ol banch, e i sègn, e i smage
söl quintéren dervìt per l’incombènsa
spalancàt söl domà strasordenare?
A volte, lo scoramento si fa più forte della tenacia e della tecnica: è allora che prorompe la tentazione della rinuncia ( per santa carità, fem sito e basta / poeti de 'ncödé, chi che ve scólta? ), ma la forza, la costanza e la fantasia del poeta sanno, per esempio, che gh'è amò quach sire nöe, desinfilade / del sólet sércc - colana / de sgrenà fò per fà la setimana / (...) quach sire fò de l'ordinare / ch'i te 'mpromet monarca... E questo per fa spari i pensér quando i tormenta, come la presa di tabacco che la nonna aspirava, in un'immagine di tanto tempo fa, per negà i pensér ch'i pisa...- la disìa.
Il libro merita una chiosa paziente e complice, condotta pagina per pagina, se non proprio verso per verso, perché le parole del dialetto liberano in noi l'immaginazione non solo nostra, ma anche di coloro che ci hanno preceduto e del cui racconto esistenziale serbiamo almeno qualche lacerto di memoria: i genitori, i nonni, gli amici di quo eravamo bambini... Sono le loro parole che Francia ci restituisce e, con esse lo spessore extra-soggettivo e corale della nostra vita.
E lo fa nell'unico modo possibile per parlare all'animo di tutti: nel modo meraviglioso della poesia.
Gabrio Vitali
Poesie in dialetto bergamasco
PIANTÈLE AI STREPÙ
ALBERELLI AGLI STRATTONI - 8 febbraio 1984
CARÖL
TARLO - 28 febbraio 1984
DÉT IN DEL SÉRCC
DENTRO NEL CERCHIO - 11 marzo 1984
CÀ NIGRE
CASE NERE - 29 marzo 1984
L’URA DEL ZÖCH
L’ORA DEL GIOCO - 21 settembre 1984
QUADRÈT
QUADRETTO - 27 novembre 1984
BOCALÒCC
BOLLE DI SAPONE - 5 dicembre 1984
ULTIME LUNE - 26 marzo 1985
SIRA D’AVRÌL
SERA D’APRILE - 28 aprile 1985
REMÉT
EREMITA - 22 agosto 1985
BÈSBE
VESPE - 25 novembre 1985
MÖMIE
MUMMIE - 10 febbraio 1986
SÖL CÖR DE LA LÜNA
SUL CUORE DELLA LUNA - 20 febbraio 1986
SOGNO - 26 febbraio 1986
LASCIAMI ANDARE - 1 dicembre 1987
TENEREZZE - 18 febbraio 1989
PENTIMENTO - 28 marzo 1989
OLIVO - 19 dicembre 1990
CARNEVALE 1991 - 16 gennaio 1991
BASTA EROI - 13 febbraio 1991
IMAGNA - 1 marzo 1991
SUL GIORNO CHE MUORE - 12 marzo 1991
FIUME - 29 marzo 1991
PIERROT - 3 aprile 1991
PALLONCINO - 11 aprile 1991
UN SEGRETO - 23 aprile 1991
REDUCE - 1 maggio 1991
MA POI SI MUORE - 8 maggio 1991
COS’È IL POETA? - 24 maggio 1991
ZINGARA - 14 giugno 1991
APOCALISSE - 26 giugno 1991
IL COLORE DELLA PELLE - 9 dicembre 1991
VAGABÓND
VAGABONDO - 18 gennaio 1992
POETI
POETI - 5 giugno 1992
FÒI FRÖSTÀCC
FOGLI LOGORATI - 6 giugno 1992
CRÈDEGA A CHI?
CREDERE A CHI? - 19 giugno 1992
LÓNGHE SIRE
LUNGHE SERE - 17 luglio 1992
ARCOBALENO (1°)
ARCOBALENO (1°) - 27 agosto 1992
SGRÌSOI D’ÖTÖRNO
BRIVIDI D’AUTUNNO - 23 settembre 1992
FRÈCC
FREDDO - 23 ottobre 1992
GIBIGIANA NIGRA
GIBIGIANA NERA - 12 novembre 1992
CHÈLE MÀ
QUELLE MANI - 13 dicembre 1993
REMÉT DEL CASTÈL
EREMITA DEL CASTELLO - 17 febbraio 1994
DELICATÈSSE
DELICATEZZE - 10 maggio 1994
L’AMURÌ
L’AMORINO - 20 maggio 1994
SENTÀCC DE PRÉDA
SEDILE DI PIETRA - 14 giugno 1994
CESINA DE LANTANA
CHIESINA DI LANTANA - 18 agosto 1994
L’ETÀ DI SIGÜRÈSSE
L’ETÀ DELLE SICUREZZE - 20 settembre 1994
IN BARACA
IN BARACCA - 21 novembre 1994
SÖL FIÖM
SUL FIUME - 13 dicembre 1994
GÓTE D’AQUA
GOCCE D’ACQUA - 27 febbraio 1995
I PAROLE
LE PAROLE - 14 aprile 1995
INCANTÉSEM
INCANTESIMO - 21 aprile 1995
A BÓCA CIÜSA
A BOCCA CHIUSA - 22 giugno 1995
MÜSA AMORUSA
MUSA AMOROSA - 13 luglio 1995
IMPRESSIÙ
IMPRESSIONE - 3 settembre 1995
TECÀT AL BATIDÙR
ATTACCATO AL BATTAGLIO - 16 novembre 1995
OMBRA
OMBRA - 25 gennaio 1996
MÈT CH’I RINVÈGNE
METTI CHE RINVENGANO - 28 gennaio 1996
NIV
NEVE- 5 febbraio 1996
ETERNITÀ
ETERNITÀ - 12 febbraio 1996
SGRANF
CRAMPI - 27 febbraio 1996
STRANÈSSA
STRANEZZA- 5 aprile 1996
OL MAT
IL MATTO - 12 aprile 1996
PÖRGATÒRE
PURGATORIO - 21 maggio 1996
ARSÈLA
CONCHIGLIA - 11 giugno 1996
BALERINA
BALLERINA - 10 luglio 1996
MATINA
MATTINA - 28 luglio 1996
ROCHELÌ
ROCCHETTI - 1 agosto 1996
BORDÈI
RUMORI - 2 settembre 1996
FATA-MORGANA
FATA MORGANA - 5 settembre 1996
SCÖRTARÖLE
SCORCIATOIE - 6 ottobre 1996
SIRA
SERA - 24 ottobre 1996
ARCOBALENO (2°)
ARCOBALENO (2°) - 30 ottobre 1996
BOLERO
BOLERO - 22 dicembre 1996
BANCHÈTE
PANCHINE - 11 gennaio 1997
CONTRADE SERADE
CONTRADE CHIUSE - 28 gennaio 1997
CATEDRÀI
CATTEDRALI - 13 febbraio 1997
LÜNA ‘NCANTADURA
LUNA INCANTATRICE - 26 febbraio 1997
STRADA
STRADA - 10 marzo 1997
MOTO PERPÈTÜO
MOTO PERPETUO - 24 marzo 1997
LAMPIÙ
LAMPIONI - 6 aprile 1997
MAR
MARE - 25 aprile 1997
TÈI
TIGLIO - 6 maggio 1997
CALÈND DE MAS
CALENDIMAGGIO - 27 maggio 1997
FÒE RÖSNÉTE
FOGLIE ARRUGGINITE - 14 giugno 1997
FÖRMIGHE
FORMICHE - 31 luglio 1997
METEMPSICOSI
METEMPSICOSI - 19 agosto 1997
OL PUT
IL PONTE - 19 agosto 1997
PANIGARÖLE
LUCCIOLE - 2 settembre 1997
PASSIFLORE
PASSIFLORE - 13 settembre 1997
LÜF
LUPI - 11 ottobre 1997
FÒIE DE LAGH
FOGLIE DI LAGO - 23 ottobre 1997
NÈBIA
NEBBIA - 28 ottobre 1997
SENSA LÜNA LA NÒCC
SENZA LUNA LA NOTTE - 11 gennaio 1998
ANSARÖI
AVANZI - 28 gennaio 1998
IN DEL SÓLCH
NEL SOLCO - 27 febbraio 1998
SIRA DE SGHIRÀCC
SERA DI SCOIATTOLI - 27 febbraio 1998
SMAGE
MACCHIE - 14 marzo 1998
FÒRSE GH’È AMÒ I SIGALE
FORSE CI SONO ANCORA LE CICALE - 26 aprile 1998
TANE
TANE - 19 maggio 1998
ROTÀIE
ROTAIE - 4 giugno 1998
L’ÖLTIMA FÒIA
L’ULTIMA FOGLIA - 21 giugno 1998
SDÒRMIA
ANESTESIA - 7 luglio 1998
BINDÈLE
BINDELLE - 7 agosto 1998
ECOLOGICA
ECOLOGICA - 11 agosto 1998
I PASS
I PASSI - 16 agosto 1998
SGUERSÈGN DE LÜNA
SBERLEFFI DI LUNA - 6 settembre 1998
RESPÌR
RESPIRI - 25 settembre 1998
INDIFERÈNSA
INDIFFERENZA - 14 ottobre 1998
LA SITÀ DE NÒCC
LA CITTÀ DI NOTTE - 22 ottobre 1998
LA SITÀ DEL DÉ
LA CITTÀ DI GIORNO - 8 novembre 1998
L’ECO
L'ECO - 8 novembre 1998
ÉSTE DE NÒCC I RÒBE
VISTE DI NOTTE LE COSE - 12 novembre 1998
REVIVAL
REVIVAL - 19 novembre 1998
“DIAFRAMA”
DIAFRAMMA - 24 novembre 1998
STÈLE FILANDE
STELLE FILANTI - 23 gennaio 1999
EX-VOTO
EX-VOTO - 9 febbraio 1999
COME FÒIA AL VÈNT
COME FOGLIA AL VENTO - 15 febbraio 1999
CÖNT A LA ROÈRSA
CONTO ALLA ROVESCIA - 25 marzo 1999
I RÖSE I FIURIRÀ
LE ROSE FIORIRANNO - 8 aprile 1999
PÓLVER
POLVERE - 20 maggio 1999
VÈNT DISPETÙS
VENTO DISPETTOSO - 10 giugno 1999
PÌCOLA MÓRT
PICCOLA MORTE - 22 giugno 1999
SUL D’AGÓST
SOLE D’AGOSTO - 25 luglio 1999
DISPÈRSA
ABORTO - 15 agosto 1999
L’URA DEL FÓSCH
L’ORA DEL BUIO - 31 agosto 1999
L’UDÙR DI RÒBE
L’ODORE DELLE COSE - 14 ottobre 1999
MENABÒ
MENABÒ - 2 settembre 1999
SÈMPER E MAI
SEMPRE E MAI - 23 ottobre 1999
SIRA E LÜNA
SERA E LUNA - 6 novembre 1999
ÀLBERA
PIOPPO - 29 dicembre 1999
SÉSE
SIEPI - 29 dicembre 1999
SCATOLE NIGRE
SCATOLE NERE - 20 febbraio 2000
ILÜSIÙ
ILLUSIONE - 2 marzo 2000
COMPUTER
COMPUTER - 14 aprile 2000
TÓR DEL GALGARE
TORRE DEL GALGARIO - 18 aprile 2000
IMPRÓNT
IMPRONTA - 20 aprile 2000
DESÈRT
DESERTO - 24 aprile 2000
BIRO
BIRO - 25 maggio 2000
SÉS DE ZÖGN 1971
SEI DI GIUGNO 1971 - 10 giugno 1971
(in morte del poeta Giacinto Gambirasio)
CIAO, DÜCA BRASCA
CIAO, DUCA BRASCA - 10 marzo 1999
(in morte di Francesco Barbieri - Duca di Piazza Pontida)
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