Questo volume vuole essere soprattutto un atto d’amore verso la nostra lingua, verso chi l’ha parlata e verso chi continua a parlarla.
Il Ducato di Piazza Pontida è, perciò, lieto e onorato di poter offrire a tutti i bergamaschi, autoctoni o acquisiti che siano, quest’opera importante, frutto dell’acribia generosa e instancabile di due fra i suoi membri più autorevoli e cari.
La realizzazione di un dizionario dei vocaboli italiani, per i quali esista o sia possibile una versione in dialetto bergamasco, può apparire una fatica troppo improba - e per di più vana a chiunque veda oggi le parlate locali scolorirsi ed estinguersi, di fronte alla prepotente urgenza di linguaggi globali e uniformanti, che deturpa e impoverisce financo le lingue nazionali.
Eppure noi, com’è noto testardi sia per costume che per vocazione, quest’opera abbiamo voluto e inseguito per anni, benevolmente, ma fortemente insistendo presso i curatori affinché non demordessero e giungessero quanto prima alla conclusione.
Qualcuno si domanderà il perché di una tale insistenza e noi siamo solo compiaciuti di rispondere e di spiegare.
Noi del Ducato non temiamo di apparire anacronistici nella determinazione con cui difendiamo e coltiviamo la lingua e la cultura di Bergamo e della sua terra.
Non lo temiamo, perché non siamo degli sprovveduti e perché abbiamo saputo per tempo attrezzarci ad aprire la dimensione locale, a cui siamo tanto attaccati, alle realtà più globali e complesse, in cui ci sappiamo inseriti.
Lo abbiamo fatto, come tutti i cittadini sanno, con le nostre iniziative e le nostre ricerche sul folklore, sul canto popolare o sulla poesia dialettale contemporanea, per citare alcune delle attività più recenti.
E continueremo a farlo perché siamo persuasi che la nostra identità e la nostra appartenenza locali acquistino robustezza e riconoscibilità solo se capaci di misurarsi con tutte le altre identità e appartenenze, più generali e globali, che caratterizzano la cittadinanza planetaria dell’uomo di oggi.
L’identità e l’appartenenza, infatti, non possono essere una mera acquisizione statica, ma sono il frutto di un ininterrotto processo di confronto e di dialogo con la storia e con la società in cui viviamo.
È questo l’orizzonte culturale che ci caratterizza sempre di più ed è questo il contesto in cui si inserisce la realizzazione del Dizionario Italiano-Bergamasco che qui presentiamo.
Non pensiamo, tuttavia, di avere concluso un percorso, con la pubblicazione di questo volume, ma di averlo finalmente aperto.
Sono trascorsi quasi cento e trenta anni dall’apparizione del Vocabolario del Bergamasco, redatto dal grande Antonio Tiraboschi, ma non si sono esaurite le motivazioni che avevano ispirato quell’opera meritoria, che l’autore riteneva potesse “valere a ritrarre lo stato morale e intellettuale della nostra popolazione, considerato sotto l’aspetto linguistico etnografico”.
Qual è davvero il ruolo e la funzione del dialetto nello “stato morale e intellettuale” del bergamasco di oggi? In che misura la lingua locale – e la cultura di cui è portatrice interagisce oggi coi linguaggi usuali della formazione culturale e della comunicazione quotidiana? In quali ambiti persiste o addirittura rifiorisce il dialetto? E perché?
Siamo convinti che linguisti, sociologi e centri universitari, infinitamente più competenti e meglio attrezzati di noi, debbano porsi questi quesiti ed intraprendere le ricerche scientifiche, le analisi filologiche o le indagini sociologiche necessarie per capire.
Noi possiamo solo invitarli a farlo offrendo i frutti del nostro lavoro, certo solo amatoriale, ma tuttavia animato da una grande passione per questa terra, per la sua gente e per la sua storia.
Vogliamo definire quest’opera una provocazione per gli studiosi? In un certo senso è così che l’abbiamo intesa: una sfida culturale che vogliamo sia raccolta, perché è importante.
Scriveva il Tiraboschi, presentando la sua opera, di augurarsi “che a renderla sempre più importante concorreranno i consigli e l’opera di quanti nutrono amore per questo genere di studii, se il presente lavoro sarà tanto fortunato da meritarsi almeno il compatimento di quel Pubblico, al quale mi permetto di raccomandarlo”.
Lo stesso noi ci auguriamo di questa, che della sua vuole essere, in certo modo, erede e continuatrice.
E non per spirito passatista che ci ispiri: non coltiviamo dialetti e tradizioni perché siamo conservatori o isolazionisti, lo facciamo per poter essere meglio noi stessi come cittadini del mondo. Oggi e in futuro.
Il Duca di Piazza Pontida
Lìber Prim
Bruno Agazzi
Nel 1867 veniva stampato il “Vocabolario dei Dialetti Bergamaschi antichi e moderni” compilato da Antonio Tiraboschi, bibliotecario comunale, studioso di cose bergamasche, con l’intento dichiarato, com’era nel programma del Congresso Generale di Siena (a. 1862), di “insinuare per tutta la Penisola la buona e viva odierna favella Toscana”.
È ovvio che, a quel tempo, essendo il dialetto molto più diffuso di oggi, parlato si può dire in continuazione, l’esigenza di associare al vocabolo dialettale il corrispondente in lingua italiana (toscana), era di primaria utilità.
Ai giorni nostri si verifica il caso contrario. Il dialetto viene parlato sempre meno ed è quindi opportuno partire dall’italiano per rintracciare il corrispondente dialettale.
Ecco perché, avutone anche un certo incoraggiamento dalla gente, che spesso si informava sulla possibile esistenza di un vocabolario Italiano-Bergamasco, rimanendone delusa, abbiamo pensato a questa pubblicazione.
Riscontrato poi che, il risultato di una prima semplice voltura, si era rivelato assai povero di vocaboli italiani, abbiamo pensato d’andare alla ricerca dei sinonimi e delle voci attinenti, o dei vocaboli che in qualche modo si avvicinassero al significato della parola bergamasca.
Questa pubblicazione è dunque il risultato della voltura da Bergamasco-Italiano a Italiano-Bergamasco dei seguenti volumi:
“Vocabolario dei Dialetti Bergamaschi antichi e moderni”
compilato da Antonio Tiraboschi - Bergamo 1867 - Terza edizione anastatica completa - Officine della Poligrafiche Bolis S.p.a. - Bergamo, 1967.
“Vocabolario Bergamasco Fauna e Flora” di Enrico Caffi a
cura di Mario Guerra e Vittorio Mora - Edizione Monumenta Bergomensia 1984-1985, patrocinata dal Banco di Bergamo.
Sono stati anche immessi, contrassegnandoli con l’asterisco, alcuni vocaboli bergamaschi che evidentemente erano sfuggiti al Tiraboschi, e molti altri vocaboli che, a nostro avviso, sono ormai da ritenere parte del nostro linguaggio bergamasco.
Nella stesura del volume abbiamo osservato le regole di grammatica e di grafia attualmente in uso nella Bergamasca e, che da vent’anni a questa parte, formano materia di insegnamento al Corso di Dialetto Bergamasco tenuto dal Ducato di Piazza Pontida.
I nomi delle località bergamasche con i relativi soprannomi sono stati desunti da:
“Una curiosa geografia bergamasca - Paesi e contrade e soprannomi delle loro genti” di Martino Campagnoni e Vittorio Mora (disegni di Paolo Boselli, foto di Tino Terzi) -
Ediz. Presservice 80, Clusone (BG), 1982.
I cenni di grammatica bergamasca sono stati estratti da:
Note di grammatica del dialetto bergamasco” di Vittorio
Mora - Edizioni Orobiche - Bergamo, 1966.
Gli Autori
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